Rilke a Duino e altrove

Non dovrei permettermi di scrivere alcunché su Rainer Maria Rilke, ritenuto tra i più importanti poeti di lingua tedesca e oggetto di bibliografie planetarie ma sono stata attratta dalla sua complessa e poliedrica personalità e coinvolta dagli aspetti più introspettivi della sua esistenza e dalle nevrosi emerse nei numerosissimi carteggi epistolari.
helmut-westhoff-portrait-of-rainer-maria-rilke-19011[1](Nella foto un ritratto di Rilke dipinto nel 1901 da Helmut Westhoff)

Il suo nome originale era René Maria e fin da bambino fu convinto dalla madre Sophia Entz di essere l’ultimo rampollo di una nobile stirpe boema (le cui tracce risalivano al 1625) e che il suo ambiente dovesse quindi trovarsi tra gli aristocratici.
Se per il piccolo René le nobili origini rappresentavano un vanto da esibire, non altrettanto dovevano essere graditi gli abiti da femminuccia con cui lo vestiva l’amorevole madre, mai rassegnatasi alla morte a soli 8 mesi della primogenita. Forse ancora peggiori furono le conseguenze delle ambizioni del padre Josef che indirizzandolo a una detestata carriera militare, poi abbandonata a 16 anni, contribuì a innescare quelle sensazioni di inadeguatezza che non lo abbandoneranno più.
Mantenuto da uno zio paterno e successivamente da generose cugine, nel 1895 Rilke riuscirà a ottenere privatamente la maturità liceale seguita da svogliati studi di Legge e Letteratura alle Università di Praga e di Monaco.

La sua vocazione poetica sbocciò dopo l’incontro del 1897 con Lou Andreas-Salomé, un’eccentrica scrittrice tedesca di origini russe, di 14 anni più anziana di lui, conosciuta per un chiacchierato ménage “filosofico” con Nietzsche e Paul Rée prima di sposarsi e dedicarsi anima e corpo agli studi psicanalitici di Sigmund Freud.
Lou e Rilke rimarranno insieme per alcuni anni intensamente vissuti tra le tensioni dello spirito e quelle dei sensi testimoniate nelle liriche a lei dedicate del Libro d’ ore dove il poeta comporrà alcuni versi di insolito romanticismo:
Allora del suo canto le sorgenti / dalla sua rosea bocca dolcemente / si sciolsero e si spinsero sognando / a coloro che son pieni d’amore / e caddero nelle corolle aperte / e affondarono lente in fondo al fiore”.
Sarà ancora dedicate a Lou un’ appassionata poetica:
Spegni i miei occhi: io ti vedrò lo stesso / sigilla le mie orecchie: io potrò udirti / e senza piedi camminare verso te / e senza bocca tornare a invocarti.
Spezza le mie braccia e io ti stringerò / con il mio cuore che si è fatto mano /
arresta i battiti del cuore, sarà il cervello / a pulsare e se lo getti in fiamme /
io ti porterò nel flusso del mio sangue.”

Quell’amore da lei definito “debilitante” per l’amante- bambino si consumò dopo soli quattro anni trasformandosi lentamente in una sincera e affettuosa amicizia che continuò per 25 anni.
Dopo la fine di quella bruciante passione il poeta precipiterà in una sorta di “desertificazione interiore” dalla quale riuscirà a uscirne faticosamente e forse mai del tutto.
Fosti la più materna delle donne” le scriverà in una delle numerosissime lettere a testimonianza del loro indissolubile legame “Fosti un amico, come lo sono gli uomini. Una donna, sotto il mio sguardo. E ancora più spesso una bambina. Fosti la più grande tenerezza che ho potuto incontrare. L’elemento più duro contro il quale ho lottato. Fosti il sublime che mi ha benedetto. E diventasti l’abisso che mi ha inghiottito”. (Nota 1)

Rilke riprenderà così a viaggiare tra l’Italia, l’Austria, la Svizzera, la Germania e la Russia, alla ricerca di quella ispirazione che sembrava per sempre perduta.
Approdato a Worpwede, villaggio di artisti nei pressi di Brema, nell’aprile del 1901 si unirà in un breve matrimonio con l’allieva di Rodin Clara Westhoff, presto abbandonata nonostante la nascita della figlia Ruth. (nota 2)
Le donne saranno un punto fondamentale nella vita del poeta ma nessuna riuscirà a staccarlo dalla sua esigenza di una totale libertà che gli garantisse la creatività artistica e se i legami intellettuali riusciranno a prolungarsi nel tempo, molto più brevi saranno quelli passionali vissuti con la pianista Magda von Hattinberg e con la pittrice Baladine Klossowska.

Dopo ulteriori pellegrinaggi tra L’Europa e la Russia, Rainer approderà a Parigi dove gli sarà offerto un lavoro di segretario presso lo studio del maestro August Rodin (nota 3) presto interrotto per uno spiacevole malinteso.

Alloggiato in due modeste stanze in rue Varenne, in perenne attesa di ricevere i proventi dei suoi libri per campare, scriverà i Quaderni di Malte Laurids Brigge (nota 4) un romanzo a mezza via tra un diario autobiografico e un percorso retrospettivo con una serie di dissertazioni che alcuni critici definiranno “dissociative” ma che riveleranno il disperato smarrimento del poeta:
Non si ha più nulla e nessuno, si va per il mondo con una valigia e una cassa di libri, in fondo senza curiosità. Che vita è questa, in fondo, senza casa, senza oggetti ereditati, senza cani. Si avessero almeno i ricordi…” (nota 5)

In seguito a un fortuito quanto fortunato incontro a Parigi con la principessa Marie von Thurn und Taxis nel dicembre 1909 e alla successiva corrispondenza tra loro intercorsa, il 20 aprile 1910 Rilke sarà invitato al castello di Duino, sulle ultime falesie della costiera triestina.
painting1.1So di aver pensato che ci doveva essere da qualche parte un castello e dovunque esso fosse, sarebbe stato proprio quello che io allora avevo cercato” (nota 6) scrisse alla principessa, lusingato di essere ospitato in una così splendida e nobile dimora.

Dopo il breve soggiorno nell’aprile del 1910 , il poeta soggiornerà nuovamente al castello dall’ottobre 1911 al maggio del 1912; qui inizierà la stesura delle Elegie duinesi che si protrarrà per oltre dieci anni affiancata da varie profusioni letterarie ed epistolari a testimonianza della sua esistenza errabonda e inquieta, vissuta nella costante ricerca di quel “nessun dove” che cercava “da qualche parte nel profondo”.
Quest’anno sono ospite qui, in questo castello e solido castello (al momento completamente solo) che mi trattiene un po’ come un prigioniero, e del resto non può fare altrimenti” confiderà a Lou.
Infatti ti per quanto la memoria storica dei suoi lunghi soggiorni sulla costiera carsica vanti l’ispirazione delle sue celebri Elegie al fascino dell’antico castello sul mare, Rilke non lo amò mai veramente apprezzandone piuttosto la ricca biblioteca e le frequentazioni dei suoi coltissimi salotti dove poteva incontrare il fior fiore di nobili e letterati.
In una lettera del marzo 1912 Rilke si lamentava della desolazione che lo opprimeva e del pessimo clima della zona, incolpandolo (ma ironicamente compiacendosene) dello stato della sua salute. “Questa costante alternanza di bora e scirocco non fa bene ai miei nervi e perdo le forze nel subire ora l’una ora l’altra”.
E ancora: “È vero, Duino non mi ha mai fatto bene, quasi ci fosse qui troppa elettricità dello stesso segno che mi sovraccarica, proprio il contrario della sensazione che sento al mare” (nota 7)
Più spesso il poeta ammetteva però che i suoi malesseri provenissero da un male dell’anima, da un’irrequietezza incapace di fermarsi in un luogo e un’inquietudine che gli impediva di trovare una ragione per cui lottare: “Trovarmi un giorno riordinato sarebbe forse ancora più disperante di questo disordine” ammetteva poi, quasi negando una possibile soluzione alle sue sofferenze.

In alcuni frammenti dei suoi epistolari emergevano spesso anche malesseri di origini sconosciute, causati da un sistema nervoso molto sensibile o da una fisicità troppo reattiva.

E’ possibile che la costante distrazione interiore in cui vivo sia in parte dovuta a cause fisiche, è una rarefazione del sangue, e ogni volta che ne prendo atto mi rinfaccia di averla lasciata progredire fino a un punto così estremo” (nota 8) confidava ancora a Lou nel corso del lungo soggiorno nel castello di Duino messogli a disposizione della generosa principessa Marie.

Non troverà pace nemmeno nella solitaria fortezza di Muzot dove sceglierà di vivere nel 1921 ritenendo benefico il clima mite e secco del Vallese ma dove poi si sentirà chiuso e stregato come in un “cerchio malefico”.
Dentro il castello ci si immagina la favola di qualcuno estremamente vitale che trattiene la propria vita come alito prezioso che non deve mischiarsi all’aria nella sua ordinaria funzione poiché c’è qualcosa di invisibile accanto a lui a cui insufflerà lo spirito” immaginerà Lou Salomé in una delle ultime drammatiche lettere. muzot-1[1]

Il disamore per l’opera non realizzata intacca ora anche il mio corpo, come una ruggine, persino il sonno nega il suo sollievo, nel dormiveglia le tempie pulsano come passi pesanti che non trovano pace” scriverà Rilke nelle ultime pagine del Testamento del 1925.

Si potrebbe supporre che la grave malattia che lo condusse a miglior vita a soli 51 anni avesse dato i primi segnali ben prima del ricovero del 1923 al sanatorio di Val-Mont cui ne seguirono altri fino all’infausta diagnosi del 1926, ma solo nelle lettere spedite agli amici negli ultimi mesi di vita emergerà il suo rammarico e tutta la sua infinita tristezza verso una realtà ormai senza futuro.

Alla dolce principessa Marie che tanto lo aveva sostenuto e conclusa la sofferta stesura delle mitiche “Die Duineser Elegien“ Rilke, consapevole della sua imminente morte, le donerà la proprietà del manoscritto (nota 9) con una dedica che apparirà su tutte le edizioni dell’opera.lobianco872

Sulla sua lapide del suo sepolcro accanto alla chiesetta sulla collina di Raron, Rilke farà incidere lo stemma di famiglia e la frase: “Rosa, contraddizione pura, desiderio di essere il sonno di nessuno sotto tante palpebre.” Chissà cosa avrà voluto dire. Rainer-Maria-Rilke-Grab[1]

Note:

1. Rainer Maria Rilke – Lou Andreas Salomé, Epistolario 1897 – 1926, La Tartaruga edizioni (Baldini&Castoldi), Milano 2002;
2. Sarà Ruth Rilke a curare tutto l’espistolario del padre
3. Lo studio dello scultore si trovava all’Hotel Biron, riadattato nel 1919 come Museo Rodin;
4. pubblicato nel 1910;
5. Epistolario, ibid;
6. Marie von Thurn und Taxis, Ricordo di Rainer Maria Rilke, Edizioni Fenice, Trieste 2005;
7. Epistolario, ibid;
8. Epistolario, ibid;
9. Conservato presso l’Archivio di Stato di Trieste.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *