Massimiliano e Carlotta

L’epilogo.

Il 31 luglio 1867 l’Imperatrice giunse al Castello reale di Laeken, dov’era nata e vissuta fino al giorno del matrimonio per raggiungere pochi giorni dopo il palazzo di Tervueren.

Nel frattempo la salma di Massimiliano, rimasta in Messico fino il novembre del 1867, dopo lunghe trattative che assunsero tutto l’aspetto di un ignobile ricatto, fu imbarcata sulla fregata “Novara” al comando di Guglielmo de Tegetthoff .
Partita il giorno 26 assieme alle fregate “Adria”, “Radetzky” “Schwarzenberg” e alla cannoniera “Velebit”, giunse a Trieste alle ore 18 del 15 gennaio 1868 fra una fitta nebbia.
Il giorno dopo al suono di 21 colpi di cannone cui risposero le batterie di tutte le navi nel porto, il feretro coperto da un drappo di velluto nero con sopra la corona imperiale messicana e una croce in metallo venne issato sul catafalco di un carro funebre trainato da 6 cavalli neri delle scuderie imperiali.
Al suono delle campane di tutta la città con al seguito le truppe di mare e di terra, il vicepodestà con il Consiglio della città, gli Arciduchi d’Asburgo con le autorità civili e militari della Corte di Miramare, i rappresentanti del re Vittorio Emanuele, il mesto corteo salutato da un’enorme folla, attraversò il centro di Trieste per raggiungere il treno speciale verso Vienna.
Massimiliano venne tumulato il 18 gennaio nella cripta di Ferdinando I nella chiesa dei Capuccini con la ghirlanda d’alloro di Francesco Giuseppe e la scritta:
“Al valoroso eroe, al vero cristiano, all’indimenticabile fratello”.

Carlotta rimase al castello di Tervueren fino al 3 marzo 1879, quando un violento incendio lo distrusse. Solamente a gennaio del 1868 venne informata dalla regina Maria Enrichetta  della sorte di Massimiliano, notizia che almeno nei primi tempi ebbe per lei un effetto benefico.

Il fratello Leopoldo II acquistò così per lei il castello di Bouchout collocato tra Laeken e Bruxelles. In questo maniero in stile gotico circondato da un parco lussureggiante, da ruscelli e alberi secolari  l’Imperatrice Carlotta riuscì a trovare una sua pace. Tra passeggiate e letture invecchiò con i suoi mille ricordi: “Si sale, si sale e si sparisce dietro alle torri” le piaceva dire, senza dimenticare l’uomo con cui aveva diviso un tempo la gloria e l’amore: “Egli era così buono il mio Max! Tutti l’amavano tanto!”

L’unico referto medico rimasto nella storia fu pubblicato nella “Gazette” di Bruxelles il 20 gennaio 1927 e parlava di segni di una demenza senile sopraggiunta a quella precoce che alternava stati di agitazione, di incessante e incoerente loquacità, alternati a quelli di mutismo e apatia.
Dopo un indebolimento generale, una paralisi alle gambe, un’improvvisa polmonite e un’agonia di 28 ore, Carlotta morì alle sette del mattino del 19 gennaio 1927.

La sua bara accompagnata tra una fitta nevicata dai Reali del Belgio, dai principi Orleéans e Bonaparte, fu tumulata nella cripta reale della chiesa di Notre Dame di Laeken accanto ai sarcofagi dei genitori Re Leopoldo I e Regina Luisa d’Orléans.

(Foto: Stampa dello sbarco delle navi con le spoglie mortali di Massimilano – il castello di Bouchout in Belgio – Foto d’epoca del funerale di Carlotta)

Note aggiuntive

Giovanni de Incontrera, nonno di Oscar, autore delle notizie qui riportate, entrò a servizio di Rodolfo d’Asburgo e dopo la tragedia di Mayerling a quello dell’Imperatrice Elisabetta fino alla sua morte nel 1898. Morì a Trieste nel 1910.
Domenico Aramic, l’ultimo servitore di Massimiliano, rimase come guardiano al Castello di Miramare fino al 1927.
Antonio Grill partito dal Messico con la moglie Elisa Pertot pochi giorni prima che la fregata Novara con le spoglie dell’imperatore partisse da Veracruz per Trieste, fu nominato fu nominato dall’Imperatore Francesco Giuseppe custode del castello di Miramare, passato nel frattempo tra i beni della corona, con l’incarico di provvedere alla pulitura e sistemazione degli ambienti che non erano stati ancora ultimati. Con il decreto del 10 settembre 1972 fu elevato poi a Ispettore alle mense imperiali ed adibito al servizio dell’Imperatrice Elisabetta alla corte di Vienna abbandonando così per sempre il castello. Morì il 25 dicembre 1902 e fu sepolto a Sant’Anna. La moglie Elisa assieme a Ludmilla, figlia di suo fratello Antonio Pertot, si stabili a Trieste nella casa natale di Barcola portando con sé in ricordo un album di fotografie della famiglia imperiale.

Dopo lo scoppio della grande guerra , Francesco Giuseppe convocò a Miramare una commissione di esperti con l’incarico di salvare quanto fosse possibile. Il 24 novembre 1915 vennero così spediti su un treno speciale mobili, quadri, preziose suppellettili e la biblioteca di Massimiliano.
Tutto l’inventario datato 29 novembre 1915 e firmato dal Soprintendente di Corte servì quando nel 1924 il castello passò al Demanio Italiano e il nostro Governo reclamò all’Austria la restituzione di ogni cosa.
A Miramare rimasero gli atti della costruzione del castello con una ricca documentazione fotografica mentre gli atti amministrativi fino al 1918 vennero conservati nell’Archivio di Stato. L’archivio politico e privato di Massimiliano d’Asburgo, compreso quello messicano, spedito all’inizio dell’anno 1867 furono archiviati nella conservatoria di Vienna.

Fonte: Oscar de Incontrera, L’ultimo soggiorno dell’Imperatrice Carlotta a Miramare secondo document inediti, estratto dalla rivista “La Porta Orientale” maggio-giugno 1937 conservato ai Civici Musei Storia e Arte di palazzo Gopcevich.

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