Googlemania

Non so come la pensate voi ma per me Google è una sorta di The Thing, quel terrificante film di Carpenter dove La Cosa era una massa generata da un alieno venuto da Altrimondi e scomposto da più parti in relazione tra loro, proprio come gli astrusi algoritmi di Google.
Che l’invenzione del computer sia di portata planetaria, che dico, intracosmica, non si discute neppure: ha rivoluzionato il mondo del lavoro, della comunicazione, del sapere, della ricerca, dei rapporti intrapersonali sia diretti che trasversali e a volte anche piacevolmente sorprendenti.
È entrato negli uffici, nelle aziende, nelle Istituzioni rendendo le nostre vite più informate, attente, partecipi e in definitiva attive.
Qualsiasi notizia o curiosità è soddisfatta in tempi rapidissimi, qualunque indagine di fatti e misfatti viene rilevata in tempo reale con osservazioni, commenti e relativo seguito. Non c’è argomento che non sia ripreso da vari link con rimandi e ulteriori approfondimenti. Insomma un fantastico merry-go-round che apre la mente e ci porta ovunque.
Quando ho iniziato a navigare mi sentivo attratta come Alice nel paese delle meraviglie anche se procedevo cautamente per paura di ritrovarmi in siti oscuri. Ma del resto cosa potevo temere? I cookie? Le SPAM sulla posta elettronica? Ma quando mai! I messaggi pubblicitari sono i companatici delle nostre vite e io li guardo pure: sono veloci, belli da vedere e a volte utili. Allora dove starebbe il problema?
Ecco, non so voi, ma io ne ho avuti, e proprio quando meno me l’aspettavo.
Filosoficamente pensando potrei ammettere che è stata anche colpa mia, per un surplus di amore verso Trieste manifestato in modo corretto ma nel posto sbagliato. Insomma volevo uscire dai contesti strettamente “nostrani” per trovare degli spazi dove Trieste insomma ci fosse e un sito di storia abbinato a una nota testata giornalistica me ne dava l’opportunità. Niente di eccessivamente impegnativo: notizie, date, vecchie foto, fatti ignorati o dimenticati, le nostre questioni irrisolte, cose così, mantenendo comunque un low-coast di massima sintesi.
Scusate se ancora mi aggrappo alla filosofia per farmene una ragione, ma mi viene in mente un concetto di Zarathustra espresso nelle meditazioni nell’oscura caverna:
Nulla è più facile che illudersi, perché ciò che ogni uomo desidera, crede anche che sia vero”. Infatti non lo era.
Non solo a nessuno fregava niente di Trieste e meno che mai del mio lavoro elargito con tanto meticoloso zelo, ma la perseverante costanza, rea di qualche firma di troppo, è stata “premiata” da qualche maghetto del Web con una rapidissima rastrellata degli articoli più significativi e ripescandomi come trailer di costosissimi quanto insaziabili brand, li ha shakerati con altre frammentari notizie contenute nel sito ottenendo una serie di blog titolati, si fa per dire, con lettere e numeri alla rinfusa, tipo Vbrwsdtztw1069 con una sfilza di algoritmi che neanche stavano nelle strisce di Explorer .
Curiosa come sono li ho aperti incappando in altrettanti collages di notizie caricate con il metodo copia-incolla dall’effetto surreale e in più spesso affiancate da un pupazzetto che rideva sarcastico.
Un tecnico informatico da me interpellato ha ritenuto che quei siti-cash fossero stati creati da qualche smanettone disoccupato che, ripetendo decine e decine di volte il nome del marchio, si sarebbe guadagnato un tot dalle case produttrici, sponsor occulti dello storico blog.
Sforzandomi di accettare questo fatto come “fisiologico” non ci avevo più pensato e tralasciai ogni successivo controllo sul mio insignificante nome.
Invece The Thing si era riprodotto ed espanso in una miriade di blog farneticanti che riproponevano stralci dei miei poveri articoli stritolati dai nomi delle “prestigiose”
firme usando la mia come “membro” di qualche misteriosissimo sito.
Quando me ne sono accorta il danno era ormai fatto, ma volendo approfondire la spiacevole questione, ho fatto delle ricerche sugli astrusi algoritmi dei blog legati a quel progetto editoriale e sondando i vari files l’arcano enigma si è svelato in tutto il suo squallore: a generare gli assurdi link non erano affatto stati navigatori casuali ma gli stessi programmatori del sistema che invitavano alla partecipazione.
Così, raccolti come Rossella O Hara i brandelli del mio orgoglio, ho azionato il tasto delete pensando, anch’io per una volta, che Trieste non la calcola proprio nessuno.
Insomma, adesso mi fido di più quando i mega-siti del Web hanno vagonate di pubblicità, lecito e irrinunciabile modo per coprire le spese di gestione senza sfruttare le collaborazioni gratis et amoris dei volontari, non vi pare?

Googletissima-mente
Quanto a Google, il potente motore di ricerca, è divenuto un colossale contenitore dove qualsiasi scemenza o fiuto di business possono raggiungere delle pool position.
Cambiando continuamente i termini di ricerca aggiungono servizi ambigui o comunque poco chiari che fanno rimbalzare dagli archivi vecchie notizie, così, giusto per farti impazzire.
Anni fa ebbi la sciagurata idea di cercare su Internet un fisioterapista ma avendo cretinamente firmato la richiesta mi ritrovai con menischi, metacarpi, ilei e omeri tutti rotti, e ancora sciatalgie, artrosi e addirittura artriti reumatoidi, mammamia, da farci le corna, tiè! Ma tu guarda…
Se esponi il problema ai tipi di Google ti ringraziano della segnalazione e ti offrono subito dei nuovi antivirus nella posta elettronica, a pagamento si capisce, intanto i link rimangono inchiodati per mesi. Ma poi mica spariscono davvero… Appena un altro navigatore incappa in quel sito, tadàààà!!! Riappare il tuo nome e tutte le tue ossa a pezzi.
Da autorevoli fonti si è saputo che nel solo mese di luglio 2012 sono state chieste 6 milioni di rimozioni per contenuti sgraditi, quindi il problema esiste, eccome!
Recentemente è stato infatti pubblicato un libro dalla Hoepli intitolato La tua reputazione su Google e i Social Media con dei buoni consigli per scantonare i tranelli. E sapete cosa consigliano? Di pubblicare contenuti positivi e di successo così nel motore di ricerca saliranno i nuovi link e scenderanno quelli sgraditi, capito?
Ma almeno si può constatare che anche in Internet il tempo ha il suo corso.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *