Il testamento di Massimiliano d’Asburgo

“Da ciò che ho di più caro, la mia Carlotta, prendo congedo con cuore pieno di riconoscenza. Sento il bisogno di confessare che ad essa debbo infinita felicità; poiché mai la più piccola lite ci ha divisi, poiché ella ha avuto sempre mitezza di cuore per i miei errori e in tutte le fasi della nostra vita movimentata ha avuto l’amore più vero e fedele che mi ha colmato di felicità.”
E’ questo il toccante pensiero per la consorte espresso da Massimiliano d’Asburgo nel suo testamento sottoscritto alla vigilia della sua partenza per il Messico.
“Nessuno sa meglio di lei, ciò che mi era caro in vita e lo onorerà; in particolare però io le raccomando il mio caro Miramare e Lacroma, dei quali ella è già proprietaria secondo l’atto di donazione datato Miramare 5 aprile 1864.”

Del dettagliato elenco di oggetti preziosi e piccoli arredi destinati agli stretti familiari, ad alcune nobili amicizie e ai più fedeli collaboratori, riportiamo solamente tre più significativi lasciti:
“ – Al mio Direttore di Corte, Capitano di Fregata Radonetz, lascio in eredità in segno della mia soddisfazione per gli utili servizi da lui resimi, la casa da lui abitata per motivi di servizio assieme al giardinetto privato adiacente con la riserva che i miei eredi possano riacquistarla da lui;
– Al Conte Bela Hadik, fedele, caro compagno negli ultimi anni e al Conte Carlo de Bombelles, mio caro amico di gioventù, lascio i miei cavalli da sella, le nuovi armi come il fucile da caccia, le sciabole e cose simili, inoltre il mio cannocchiale e altri oggetti nautici;
– Alla servitù che mi serve nelle mie ultime ore lascio tutto il mio guardaroba, compresa la biancheria e le uniformi”.

I passaggi più importanti del testamento riguardano il castello e l’isola Lacroma:
” […] Nello stesso tempo Sua Maestà Imperiale Altezza Serenissima Signor Arciduca Ferdinando Massimiliano dona in caso di morte alla Sua Consorte Altezza Serenissima Signora Arciduchessa Carlotta Maria Amalia la metà a lui appartenente di Miramare (con la sola eccezione della casa abitata dal Capitano di Fregata Eduard Radonetz con l’annesso giardino) e Lacroma con l’eventuale facoltà di trascrizione assieme a tutti gli oggetti sopraddetti che colà si trovano. Rinuncia espressamente al diritto di revocare questa donazione”.
E soprattutto le volontà di Massimiliano stesso:
” […] Per ciò che riguarda le mie carte desidero che mia moglie le faccia esaminare e riordinare dal mio Consigliere Schrzenlechner che nomino mio esecutore testamentario. Egli, mio fedelissimo e più antico servitore che conosce tutti i miei affari è in grado più di ogni altro di adoperarsi con fervore nell’esecuzione di queste disposizioni testamentarie”.

Ma sul documento ufficiale con la data e le firme di tutti i testimoni testamentari si leggono due inaspettate note finali subito sotto la firma dell’Arciduca Massimiliano:
“Da pubblicare con omissione della disposizione sulla nomina dell’esecutore testamentario (nota 90);
Il nome di Francesco Giuseppe (nota 91);
Specificando che le note 90 e 91 sono state aggiunte nel 1867.
Non solo, ma nell’ultima parte del documento, è stato pure aggiunto che Massimiliano fosse stato informato della morte della moglie, notizia che invece gli venne presto smentita.

Quanto invece accadde lo scrive la Storia.

La copia autentica del testamento è conservata nella Haus-Hof-und Staatsarchiv di Vienna (inv. N. Fam Wrk 2525) e fu presentata nel 1986 nella Mostra promossa dalla Provincia di Trieste presso le scuderie di Miramare.
La prima parte del testo, con la traduzione di Laura Ruaro Loseri, è riportata nel bellissimo libro:

Massimiliano da Trieste al Messico, Casa Editrice LINT, 1986, Trieste.

 

 

 

2 pensieri su “Il testamento di Massimiliano d’Asburgo

  1. salvatore Cicala

    Grande e amato personaggio Massimiliano?Non lo so,credo invece che sia assai vero che fosse un avaro,e che per i Triestini non ha mai pensato di lasciare nulla!Vero o no? Quindi,mi pare che se non arrivava l’Italia,noi cittadini il castello di Miramare lo avremmo visto solo in fotografia.

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    1. Angelo PRADELLA

      Falso, falso e falso … come è vero, vero e vero il fatto che dono’ alla Citta’ di Trieste prima di partire per il Messico il 14 Aprile 1864, 20.000 fiorini d’oro, somma equivalente oggi a 7.400.000 Euro al peso dell’oro zecchino, il cui interesse monetario di allora veniva donato alle famiglie più povere della Città di Trieste alla Vigilia di Natale di ogni anno, tramite la Pia Fondazione Massimiliana da lui istituita ed amministrata dall’allora Sindaco Porenta, come da atti notarili pubblici, registrati e regolarmente trascritti.
      Per quanto riguarda poi il cosiddetto “Castello di Miramare” complesso residenziale e produttivo da lui personalmente voluto, ideato e costruito con denaro proprio sulle proprietà tavolari acquistate dagli abitanti di Prosecco, assunti poi in qualità di giardinieri insediati alle Sue dipendenze dirette nella nuovissima Villa Imperiale Massimiliana del Pucino denominata “MIRAMAR”, è sempre rimasto per sua espressa volontà, allora come oggi aperto alla Città di Trieste, Sua Patria di Elezione.
      Se qualcuno invece l’ha per qualche decennio chiusa e trasformata in abitazione personale, è invece stato il Duca d’Aosta prima, il Comando di occupazione tedesco poi, ed infine quello del Governo Militare Alleato.
      Concludo nel modo più vero e sentito dalla Città di Trieste, così come allora nell’anno 1875 espresso in bronzo nel monumento di Piazza Giuseppina, oggi Piazza Venezia:
      CON ANIMO LIBERALE SOCCORSE I POVERELLI, CON LA CREAZIONE DI MIRAMAR ABBELLI’ TRIESTE SUA PATRIA DI ELEZIONE.
      Ma ancora di più viene da lui stesso scritto a chiusura del testamento del 10 Giugno 1867 pochi giorni prima della sua fucilazione, dalla quale non ha mai voluto sfuggire chiedendo alcuna grazia, anzi pagando con altre monete d’oro i fucilieri del plotone di esecuzione per risparmiargli i colpi in faccia.
      Ecco le ultime righe del testamento riportate intorno alla Sua figura sul monumento di Piazza Venezia:
      ALL’ AUSTRIACA MARINA CUI POSI GRANDE AFFETTO, A QUANTI LASCIO AMICI LUNGO I LIDI DELL’ ADRIA IL SUPREMO MIO VALE.

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