Lampiere, ferai e lampioni

Al calar del sole la piccola città di Trieste, rinchiusa tra le mura fino al XVI secolo, veniva avvolta dall’oscurità e le poche migliaia di abitanti si tappavano nelle case alla luce dei focolari e delle candele.
Solo nel 1551 nei punti di maggior passaggio furono installate le prime 6 lampiere a olio mentre le strade limitrofe erano parzialmente illuminate dai fanaletti delle guardie civiche che giravano in ronda. Le fiammelle dei soprannominati “lampareti” erano molto flebili e tremolanti ma davano un senso di sicurezza ai pur pochi avventori che transitavano nella cittadella ancora medievale.fanale gas

Due secoli dopo, nelle piazze e negli angoli delle strade di una Trieste ormai allargata verso il Porto e il Borgo Teresiano, vennero posti dei treppiedi in legno o in pietra sui quali si appoggiavano le lanterne. Nel 1793 se ne contavano un centinaio e la loro manutenzione, pagata dai proprietari delle case, prevedeva il riempimento dei ferali con un olio di buona qualità e lo spegnimento alle prime luci dell’alba e nelle notti di luna piena. (1) 

Mezzo secolo dopo l’inglese Guglielmo Murdoc e il francese Philippe Lebon fondarono una società che diretta dal francese Pietro Prix Franquet sfruttava il carbone per ricavarne il gas illuminante.
Le prime strade dotate dei nuovi lampioni furono il Corso e la via Nuova (l’attuale via Mazzini) e in poco tempo i nuovi “ferai” sostituirono quelli a olio estendendosi in tutto il centro città; nel 1864 se ne contarono più di 1900 gestiti da un’azienda municipalizzata. Aumentò così il numero dei cosiddetti “impizaferai” impegnati ad accenderli dopo il tramonto e spegnerli all’alba.

Nella foto un braccio di sostegno per il fanale a gasimg280FeraiNel 1870 fu posto un grande candeliere a 8 fiamme in piazza Grande e sei anni dopo il Municipio venne illuminato dalle mitiche Tinza e Marianza. Tuttavia le luci diffuse dai coreografici lampioni erano ancora troppo deboli.UnitàLuciano Emili
I bellissimi fanali a gas in fiamma libera sul Belvedere di passaggio Sant’andrea img281

Piazza Giuseppina

ridottaLa prima illuminazione elettrica apparve ventotto anni dopo e quel primo Novembre 1898 fu un grande giorno per Trieste: nonostante il freddo e la pioggia la gente si riversò sulle strade dimostrando l’orgoglio di abitare nella seconda città europea dotata di un impianto a vapore che generava una corrente trifasica. Le prime cabine di distribuzione, collocate tra piazza della Borsa e l’Acquedotto, erano costruite in ferro con elementi decorativi e decorazioni floreali; i nuovi lampioni in ghisa, chiamati “pastorali” per la loro caratteristica sagoma, sostituirono i fanali a retina. Le installazioni avvennero però con molta lentezza.

Nella foto l’ultima cabina elettrica conservata in piazza della Borsa img287
Sul molo San Carlo i fanali elettrici detti “pastorali” vennero inseriti tra i preesistenti fanali a gasMolo
Alla vigilia della Grande Guerra infatti le nuove lampade non superavano le 150 unità e fuori dal centro, oltre la Portizza e in tutta Cittavecchia continuavano ad ardere le fioche luci dei fanali a gas.città vecchia
Per ordine del comando austriaco durante il conflitto tutti i fanali rimasero spenti per timore di bombardamenti o incursioni aeree e si riaccesero dopo il crollo dell’Impero.
Dopo il 1923 la distribuzione di energia elettrica venne erogata dall’ “Azienda Comunale Elettricità e Gas
A Barcola, Grignano, Prosecco e Contovello, Santa Croce e Opicina la luce elettrica arrivò appena nel 1925 ma in città ardevano ancora 1463 fanali e non si contavano più di 1555 lampioni.
Quando il 28 ottobre 1931 fu solennemente acceso il Faro della Vittoria, tra Cittavecchia e le vie periferiche si aggiravano ancora gli “impizaferai” che accendevano e spegnevano le misere fiammelle a gas  e molto tempo doveva passare ancora prima di essere spente per sempre.

Sui lampioni in ghisa risalenti alla fine dell’Ottocento e ancora presenti in piazza Unità, si trova ancora lo stemma di Trieste austriaca. img288

Sulle vie e piazze centrali di Trieste come anche in zone più periferiche, sopravvivono ancora diverse strutture in ferro di vecchie lampiere, di fanali e lampioni. In piazza Perugino sono sono stati persino conservati 3 originali fanali in ghisa con un piacevolissimo riadattamento in fontanelle.Perugino

Lo storicissimo fanale sul Canal GrandeSilvio Mase

Così Trieste conserva ancora i ricordi del suo passato imperiale assumendo quella certa aria retrò che piace tanto sia a noi che la viviamo che ai numerosi turisti che la scoprono.

(1) Nel breve dominio di Napoleone l’illuminazione fu estesa anche sul molo San Carlo e in piazza Ponterosso.

 

2 pensieri su “Lampiere, ferai e lampioni

  1. salvatore Cicala

    Mi risulta che anche i Vigili urbani,per un periodo furono chiamati “lampareti” può essere vero?

    Replica

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