Il Forte San Vito

Nel Trecento, a ovest di San Giusto, sulla sommità del colle allora nominato Calvula (1) veniva menzionata una cappella dedicata a San Vito martire e che risultò essere ancora esistente nel 1540 in un atto di compravendita per un vicino orto a Chiarvola.

Nel corso del Cinquecento, quando incombeva il pericolo degli assalti veneziani, fu ritenuto urgente provvedere al controllo del mare e alla protezione del porto sottostante ma i relativi progetti subirono alterne vicende e fasi di stallo.
Già nel 1570 il capitano imperiale Romer presentò un rapporto sulle scarse difese del castello di San Giusto, peraltro ancora incompleto, causate dall’eccessiva lunghezza delle mura e dalle troppe feritoie che le indebolivano ulteriormente e nel 1594 il commissario Pietro di Strassoldo presentò un sistema di nuove fortificazioni a difesa della Casa del Capitano.

Solamente dopo il 1616 per decisione dell’ingegnere Pietro de Pomis da Lodi venne deciso di costruire una nuova fortezza sulla sommità del colle di Chiarvola, che in seguito fu nominato di San Vito come l’antica cappella. (2)
Il nuovo edificio chiamato Sanza (3) fu portato a termine nel 1627 per opera del barone Petazzi, ma in seguito vennero proposti ulteriori ampliamenti delle strutture difensive previste anche per il castello di San Giusto.

Tra progetti, contestazioni e mancanza di fondi si arrivò al secolo XVIII e al pericolo delle incursioni dei francesi. In difesa del porto il Lazzaretto San Carlo e il castello di San Giusto vennero dotati di artiglierie, mentre nel Forte San Vito furono eseguiti dei lavori strutturali sotto l’incarico dell’ambasciatore Giovanni Luca Pallavicini.
Quando nel corso del violento temporale avvenuto il 9 luglio 1690 un fulmine provocò l’esplosione della santabarbara al castello di San Giusto (4), fu deciso di usare la Sanza come polveriera.

Nel 1733 sul colle San Vito vennero sacrificati tutti i vigneti e spianati i terreni per erigere una struttura poligonale dotata di cannoni e circondata da profondi fossati.

Alla fine del Settecento, con le armate francesi alle porte di Trieste, quando divenne urgente realizzare una via di collegamento diretto del Forte con il molo di Santa Teresa e Riva Grumula e consentire il trasporto delle munizioni venne realizzata la ripidissima Salita Promontorio.

Ma i veri giorni di fuoco avvennero nel 1813 quando, occupata dalle truppe francesi, la Sanza fu assalita dagli austriaci, appoggiati dalla flotta e dai marines inglesi che si posizionarono davanti con 12 cannoni.
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Dopo una serie di bombardamenti che causarono parecchi danni agli edifici circostanti e dopo un’accanita resistenza, le truppe francesi asserragliate nel castello di San Giusto sventolarono bandiera bianca concludendo così le loro mire conquistatrici.

Nel 1833 fu ultimato l’ultimo potenziamento del forte San Vito con la costruzione di una bassa torre tronco-conica in pietra arenaria dotata di feritoie cannoniera quadrate, un ponte levatoio e una tettoia di coppi.
Nella foto (Biblioteca Civica) un disegno della fortezza nel 1831-1833img036Il Forte San Vito ripreso dall’Orto Lapidario a San Giusto img037
Dopo l’allestimento del cantiere navale San Rocco nel 1858, i sistemi difensivi si spostarono sulle colline intorno a Muggia dove nel 1864 fu costruito il Forte Olmi che divenne un punto strategico di difesa del porto. (5)

La Sanza perse così la sua funzione e nel 1882 venne abolita la servitù militare e il divieto di costruire case; nel 1888 fu del tutto abbandonato e due anni dopo vennero smantellate tutte le difese. (6)
Nella foto (CMSA) i lavori di demolizioneimg039
Per qualche decennio il colle San Vito rimase divenne così desolatamente spoglio fino all’inizio del Novecento quando sui terreni rispianati iniziò a crescere la vegetazione assumendo via via l’aspetto di una campagna, in seguito nominata come Campo Vettor Carpaccio.

Nel 1973 nel corso dell’ampliamento del serbatoio d’acqua lì collocato (7) vennero alla luce le mura e un pozzo dell’antica fortezza entusiasmando Diego de Henriquez (1909-1974) che per decenni aveva custodito in quell’area i mezzi pesanti della sua preziosa collezione del Museo di guerra per la pace.
Nella foto (della collezione Alfieri Seri) Diego de Henriquez che si oppone agli scavi del 197316422254_1849432308604750_4404187497691720511_o (1)

Il pozzo rinvenuto16422801_1849432168604764_5992162982785986849_o

Tra i lavori di sterro, la presenza della Sopraintendenza e la strenua resistenza del nostro nobile collezionista volarono reciproche invettive fintanto che tutte le raccolte di Henriquez furono portate nel suo deposito a Banne assieme a tutto quanto rinvenuto nel pozzo.

Ai nostri giorni in tutta la zona di San Vito sono stati costruite ville, palazzine e condominii ma se si presta attenzione in via San Vito esiste ancora una parte delle antiche mura della fortezza con i cordoli di pietra e sulla via Carpaccio, dietro la struttura dell’ACEGAS, si trova una grande spianata con i serbatoi interrati dell’acqua.
Foto delle mura ancora esistenti in via San Vito  svito

Foto serbatoio ACEGA in via Carpaccio  10917817_10152997445668166_7180277976813206575_n

Foto aerea della spianata dietro il serbatoiovia carpaccio

Note:
1. Dopo il 1400 i nomi si trasformarono in Carvule e Ciarvole; nel Cinquecento in Chiarvola e Giarvolle (da Triestestoria)
2. Sembrerebbe che la cappella San Vito fosse stata distrutta dai veneziani (triestestoria)
3. Dal tedesco Schanze = Forte.
4. Diverse fonti storiche riferiscono si fosse trattato proprio di un fulmine, fatto credibile se i barili fossero stati all’aperto nonostante la presenza dei sotterranei.
5. Fu abbandonato già prima della prima guerra mondiale, riutilizzato per esercitazioni militari negli anni Trenta e utilizzato come postazione antiaerea nella seconda guerra mondiale quando al suo interno fu costruita una casamatta.  
Foto sastrieste.it Cavita6 - Copia6. Nel 1896 esistevano ancora i ruderi del Forte San Vito come riportato da Scipio Slataper dove nel testo Carso Il mio Carso è menzionata “la mularia che faceva la guerra a sassate in Sanza, un’antica fortezza diroccata accanto alla nostra campagna”.
7. Costruito ancora nel 1933 in seguito all’avvio del nuovo acquedotto Randaccio

Fonti:
Alfieri Seri e Sergio degli Ivanissevich, San Vito, già Chiarbola Inferiore, Ed. Italo Svevo, Trieste, 2009 – Triestestoria.altervista – Tesi di Laurea di Studi storici dal Medioevo all’età contemporanea di Paolo Nagliati (2012-13)  

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