La famiglia Geiringer

Se sulle opere dell’ingegner Geiringer esistono dettagliate informazioni, sulla sua famiglia se ne sono trovate molto poche.
Si sa che dal felice matrimonio di Moisè Eugenio con Ortensia Luzzatti, figlia di Alessandro ed Elisa Kohen, avvenuto a Trieste il 28 settembre 1874, nacquero a Trieste 7 figli, tra il 1879 e il 1896.
Sul testo Il mondo ebreo (vedi fonti) risulta che prima del 1886 l’ingegnere si convertì al cattolicesimo e di ciò abbiamo conferma per la sepoltura sua e di alcuni parenti nel cimitero di Sant’Anna.
Non si sono invece trovate notizie sulla situazione della famiglia del quartogenito Pietro che visse la tragica vicenda qui brevemente riportata.

Pietro Geiringer, nacque nel 1886, ricoprì la carica di condirettore delle Assicurazioni Generali, si sposò nel 1921 con Francesca Vivante (detta Fanny) da cui ebbe i figli Claudio e Laura, nati rispettivamente nel 1922 e nel 1924.

Nella foto (di Teresa Vivante): Pietro con la moglie Fanny e i figli Claudio e Laurafam Geiringer
Nel dicembre del 1943 furono tutti arrestati a Portogruaro assieme alla madre di Fanny, condotti alla base di Fossoli (Modena) e il 22 febbraio 1944 spediti su un treno diretto al Campo di concentramento di Auschwitz (nota 1)
Giunti il giorno 26, Pietro Geiringer con la moglie Fanny Vivante e la suocera Emilia Mordo vennero condotti nella camera a gas.
Il figlio Claudio morì di stenti il 31 gennaio 1945, dopo l’evacuazione dal Campo di Auschwitz (nota 2) mentre la figlia Laura, riuscita a sopravvivere, fu curata nel Centro della Croce Rossa Internazionale.
Come risulta dal biglietto ferroviario conservato da Teresa Vivante, giunse a Bologna il 12 agosto 1945. (nota 3)

Giorgio Vivante, fratello di Fanny, dalla prigionia a San Sabba, fu condotto anch’esso al Campo di Auschwitz il 31/7/44 e gasato subito dopo l’arrivo nell’agosto del 1944. (CDEC) (nota 4)
Laura Geiringer, forse per le conseguenze degli esperimenti e delle torture subite al Campo di concentramento nazista, morì a soli 27 anni nel 1851.
Fu sepolta nella tomba di famiglia al cimitero di Sant’Anna mentre i genitori Pietro Geiringer e Fanny Vivante con il figlio Claudio ebbero l’incisione dei loro nomi “in memoria”.

Nella tomba di famiglia al Cimitero di Sant’Anna risultano inumate le salme dell’ing. Eugenio (qui con il nome di Gairinger), della figlia Aglae vedova Mayer, del figlio Riccardo con la moglie Carla, del fratello Gioachino, di Teresa (moglie o sorella e della nipote Laura. I nomi di Pietro, Fanny e Claudio sono stati invece scritti “in memoria”. Non è invece certo chi fosse Giorgio, nato nel 1883 e deceduto nel 1940. La figlia Elisa Gairinger (nata nel 1879) risulta deceduta a Firenze nel 1956, mentre si sono perse le tracce del figlio Giacomo, l’ultimogenito di Eugenio e Ortensia, nato nel 1896 e trasferitosi in Nicaragua.

Nella foto la tomba di famiglia dove appare il nome originario GairingerGairinger_Trieste_grave
Quello che sorprende è la mancanza di notizie sulla vita e sulla morte di Ortensia Luzzatti , moglie dell’ingegnere Eugenio e che le cronache riferiscono essere stata amatissima.

Secondo quanto riportato dalla storia, nel 1910, quindi 6 anni dopo la morte di Geiringer, la Società Alpina delle Giulie, di cui l’ingegner Eugenio fu Presidente dal 1886 al 1892, decise di dare il nome di Ortensia alla vedetta di Opicina, collocata sopra il più celebre Obelisco e che venne inaugurata il 23 novembre 1890, quindi ben vent’anni prima.

E’ pure sorprendente che la vedetta eretta nel parco del castelletto e che la storia riferisce di essere stata costruita proprio per l’amatissima moglie dell’ingegner Eugenio, sia invece stata chiamata “Mafalda”, nome che risulta del tutto estraneo alla famiglia Geiringer. Se poi si considerasse la vista che la signora poteva godere dalle terrazze del suo bel castelletto gotico ci sembra ancora più strano che attraversasse il parco per salire su quella brutta torretta di pietra e per di più intestata a una sconosciuta!
Comunque il fatto che la “vedetta Ortensia” sia stata distrutta durante la seconda guerra e che quella detta “Mafalda” abbia resistito alle devastazioni dei tedeschi, che al Castelletto erano di stanza, deve considerarsi “un caso”.

Nella foto la vedetta e la posizione nel parco (in basso a sinistra rispetto al Castellettoimg104
Mah, le storie della storia presentano sempre alcune varianti e a volte sono riferite persino come leggende. Una di queste riguarda le gallerie scavate proprio sotto alla vedetta sopramenzionata la cui esistenze furono riferite da monsignor Santin che come vescovo della Curia, divenuta nel 1982 di fatto proprietaria del Castelletto con il parco (nota 5) avrebbe ben potuto sapere qualcosa… (nota 6)
Queste storie, o se preferire queste leggende, furono scritte nei diari di Diego de Henriquez che nel maggio del 1945 sembra aver trattato la resa dei tedeschi asserragliati nel Castelletto al comando del generale Likenbach. (nota 7)

Vorrei concludere con una curiosità che mi riporta alla signora Ortensia e ai misteri che circondano la sua vita e la sua morte.
In occasione dell’inaugurazione del “Centro Sociale San Benedetto” il 24 novembre 1980, sul lastrico del castelletto fu posta un’inquietante scultura di Ugo Carà: sarà la prospettiva o forse una suggestione ma a me sembra che la donna sia sul punto di gettarsi giù dalle torrette…img102

Gabriella Amstici

Note:

1. Notizie da digital-library.cde.it – genealogy.rootsweb.ancestry.com)
Dai siti relativi alla genealogia dei Geiringer risultano notizie difformi: alcuni riportano la data dell’arresto nel 1944 con la prigionia al Campo di San Sabba, altri riferiscono che dopo la prigionia a Portogruaro seguì quella di Venezia. Sembra invece certa la partenza del convoglio il 22/2/1944 e l’arrivo ad Auschwitz il 26/2/1944 e l’immediata asfissia nella camera a gas.

2. Come risulta dalla data riportata sulla tomba di famiglia a Sant’Anna.

3. In una cartolina della Croce Rossa Internazionale del 9 maggio 1945 e inviata ai cugini Enrico e Angelo Vivante a Trieste, Laura li informa della morte dei genitori e della nonna, di essere stata curata dai russi dopo la liberazione del campo di concentramento e di essere in attesa di rimpatrio (da: Il libro della memoria di L. Picciotto Fargion).

4. Le notizie su Giorgio Vivante furono trovate molto tempo dopo dal figlio Angelo.

5. Come riportato sulla relazione del 23/1/2008 del Ministero dei Beni Culturali.

6. Notizie riportate da: Trieste nascosta, di A. Halupca e L. Veronese.

7. Ibid

Notizie tratte da:
Giacomo Todeschini e Pier Cesare Ioly Zorattini, Il mondo ebreo, Ed. Studio Tesi, Pordenone, 1991 – digital-library.cde.it – genealogy.rootsweb.ancestry.com – Il libro della memoria di Picciotto Fargion) – caisag.it – slidegur.com – Daniela Agapito, Michele Cisilin, Tiziana Saveri, Tesi di Laurea “Villa Geiringer”, 2004 (Biblioteca Archivio Generale del Comune) –

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