Archivio mensile:aprile 2017

Scorcola e Castelletto Geiringer (seconda parte)

Durante la seconda guerra, tra il 1943 e il 1945, il Castelletto fu sede di un comando della Wehrmacht che ordinò alcuni lavori di canalizzazione per rendere fruibili i servizi igienici, la costruzione di una casamatta e un sistema di fortificazione collegato a una cannoniera.
Il 2 maggio 1945, dopo la resa del Generale Linkenbach agli anglo-americani, entrambe le strutture furono fatte esplodere.

Sequestrato il Castelletto, il Governo Militare Alleato eseguì alcuni lavori sulle strutture dell’edificio destinandolo al ricovero degli invalidi di guerra con la gestione dell’E.C.A. (Ente Comunale di Assistenza).
La parte più pianeggiante del parco venne usata per le abitazioni civili dei militari e per il campo di atletica dell’esercito americano, oggi conosciuto come “Campo Cologna”.

Tra il 1947 e il 1949 l’Ufficio dei Lavori Pubblici risanò i terreni circostanti completamente devastati.
Dopo gli anni Cinquanta il Castelletto fu adibito per un breve periodo a Casa dello Studente che accolse anche i profughi di guerra intenzionati a seguire le scuole medie superiori. (nota 1)

Nelle foto (dei Civici Musei) l’inaugurazione alla presenza di monsignor Santin17629737_1876193535928627_4611539246845904473_n

17634527_1876193702595277_1432982806779768287_nBen presto giunsero però gli anni dell’abbandono e del totale disinteresse anche da parte delle legittime proprietarie che negli anni Sessanta risultarono essere Livia e Paola Modiano; così il bel castelletto di Scorcola andò in rovina.

Nelle foto (Gianni Ursini) il panorama dalla vedetta e la desolazione del parco intorno agli Settanta: 11800327_10207045768531662_8605519191961079446_n

11755099_10207045773571788_4699961788332409212_n

Nel gennaio del 1979, Paola Modiano in Ferrari, ultima erede della famiglia Geiringer, donò il Castelletto e il parco alle Benedettine di San Cipriano che furono costrette a impegnare il loro patrimonio immobiliare e tutte le doti accumulate per attuare gli ingentissimi lavori di ristrutturazione.

Nella foto (da Gazzettino Giuliano) le condizioni dell’ingressoINTERNO-GEIRINGER-1979
Vennero così sistemati i solai e le coperture sfondate, restaurati gli intonaci, ricostruite le merlature, sostituiti i serramenti, riparate le infrastrutture e riarredati tutti gli interni.

La zona del parco di fianco all’edificio interessò gli speleologi della Società Adriatica di Speleologia che ispezionando la zona sotto la vedetta (menzionata da alcuni storici come “Torre Mafalda”), rinvennero le tracce della casamatta costruita dai tedeschi e l’inizio di una galleria che presumibilmente fu una parte di tutto il complesso militare sotterraneo. (nota 2)

Ritornato al suo aspetto originario, il dott. Giuseppe Nobile, procuratore del Monastero di San Cipriano,  affidò il Castelletto al “Centro Sociale San Benedetto”. Inaugurato il 23 novembre del 1980 fu destinato a una scuola privata di lingua inglese e per supportare i costi di gestione venne aggiunta una mensa aperta al pubblico.
(Foto di Nereo Gulli) CASTELLO
Il Centro però fallì dopo soli due anni e la gestione passò alla Curia che si occupò della manutenzione del parco per poi cedere nel 1994 tutta la proprietà alla “Immobiliare il Castelletto” che nel 2000 la trasferì alla “Scuola del Castelletto S.r.l.”
Rinominata European School of Trieste è stata riconosciuta scuola paritaria ed essendo soggetta alle normativa del Ministero della Pubblica Istruzione permette agli studenti il passaggio a una qualsiasi istituzione pubblica scolastica italiana senza dover affrontare esami di ammissione.

Con un decreto del 2008 il Castelletto Geiringer è stato affidato alla Sopraintendenza per i Beni archittetonici e del paesaggio come patrimonio storico, artistico ed etnoantropologico del Friuli Venezia Giulia. 228819-800x535-500x334

Note:
1. La Casa dello Studente fu poi trasferita al Ferdinandeo e successivamente a villa Haggincosta;

2. Da Trieste sotterranea: “Numerose sono infatti le segnalazioni che indicano ulteriori passaggi ipogei. Per il momento però, queste diramazioni non sono state ancora rintracciate e non è chiaro se il sistema ipogeo sia stato completamente minato e distrutto oppure se vi siano ancora oggi nel sottosuolo ulteriori ambienti ancora percorribili”

Notizie tratte da:
Daniela Agapito, Michele Cisilin, Tiziana Saveri, Tesi di Laurea “Villa Geiringer”, 2004 (Biblioteca Archivio Generale del Comune);
Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Relazione storico-artistica, Trieste, 2008;
Atlante dei Beni Culturali, Comune di Trieste;
A. Halupca, P. Guglia, E. Halupca, Trieste sotterranea, Ed. Lint, Trieste, 2010;

Scorcola e Villa Geiringer (prima parte)

Lo sviluppo urbano del colle di Scorcola iniziò dopo l’apertura della Strada Commerciale Nuova (con inizio da piazza Lavatoio, oggi Dalmazia) costruita tra il 1777 e 1781 dal Governatore di Trieste Karl von Zinzerdorf con l’intento di prolungarla verso Sesana, già collegata a Vienna e Lubiana.

Il progressivo aumento dei traffici portuali e la difficoltà di transito, peraltro a pagamento, causato dalla forte pendenza della via, indussero a studiare altri tracciati.
Su istanza del conte Domenico Rossetti, l’imperatore Francesco I realizzò così la Nuova Strada per Opicina (oggi via Fabio Severo) che, inaugurata nel 1830, risaliva il colle con una serie di tornanti più agilmente percorribili.
Sul versante meridionale del colle di Scorcola alcune famiglie dell’élite triestina si costruirono così delle splendide ville circondate da parchi, giardini e grandi serre per la floricultura (nota 1) offrendo agli ospiti dei piacevoli soggiorni tra il verde e gli spettacolari panorami del golfo e della città.
Il panorama nel quadro a olio di Johann Varoni (Milano 1832 – Vienna 1910)17990862_1883743138507000_6229921353351069764_n
Verso la metà dell’Ottocento una vasta area della collina fu abitata dai fratelli Antonio e Giovanni Martin, ricchi negozianti svizzeri che nel 1883 la cedettero a Giacomo de Prandi, nobile de Ulmhort , già proprietario di una villa con parco attorno all’antica Porta San Lorenzo (sulla via san Michele) e che qui si costruì una casa domenicale.

L’ambitissima zona interessò l’architetto-ingegnere Eugenio Geiringer (nota 2) che la acquistò nel 1888 già studiando l’ ambiziosissimo progetto di una funicolare per collegare la città alla vetta del colle di Scorcola.
Nell’attesa dell’approvazione per attuare le avveniristiche strutture della linea ferrata, nel corso degli anni 1896-98 l’ingegnere ristrutturò completamente la casa domenicale del de Prandi trasformandolo in un castelletto secondo lo stile neo-castellano-medievale allora molto di moda. (nota 3)10687967_733460666723561_6262536644490642790_o (1)
L’imponente edificio, posizionato in un punto molto panoramico e chiamato con inaspettata sobrietà “Villa Geiringer(nota 4) era racchiuso da 2 torri laterali di diversa grandezza e merlature di mattoni, con i muri parzialmente in pietra o rifiniti con intonaco color pastello.
Sulle pareti esterne del corpo abitativo affacciato su un grande terrazzamento, vennero posti degli stemmi nobiliari e antiche lapidi romane che l’ingegnere amava collezionare e in parte anche raccolti in una sottostante torretta costruita, come riferisce la storia, per l’amatissima moglie Ortensia, sposata nel 1874 e con cui ebbe 7 figli.

Nella foto CMSA alcuni stemmi:STEMMIGEIRINGER
Nella grande area boschiva circostante furono inoltre realizzati un parco di stile inglese e un giardino all’italiana.

Dopo la bocciatura del primo progetto per la linea Trieste-Opicina presentato dall’ingegnere nel 1894, il 9 gennaio 1901 venne approvato quello sostenuto da importanti esponenti del mondo economico-finanziario triestino e dalla Società Elettrica Union di Vienna, nonostante una serie di polemiche vox populi per il fatto che la linea funicolare passasse sui terreni di Geiringer stesso e degli azionisti della Società che avrebbe gestito i lavori.

Nella foto (L. Smolars) la Ferrovia Trieste-Opicina poco dopo l’inaugurazione avvenuta nel 1902:img100
Ma dopo soli 2 anni, il 18 novembre 1904, si concluse l’intensa vita lavorativa dell’ing.  Geiringer; a Trieste rimasero tutte le grandi opere da lui realizzate e ai figli l’eredità del Castelletto.

Tra gli anni Venti e Trenta una consistente parte dei terreni circostanti fu acquisita dal Comune assieme a quelli delle famiglie Rumer e Krausenek e nel 1934 tutta l’area dalla superficie complessiva di 23,5 ettari di aree verdi fu adibita a parco pubblico nominato “Villa Giulia”.
Mancano invece notizie sull’utilizzo del Castelletto da parte degli eredi ma fu supposto non fosse stato frequentato abitualmente pur rimanendo in discrete condizioni.

Note:

  1. Le romantiche descrizioni furono riportate da Alessandro Goracuchi (medico di fiducia di Massimiliano d’Asburgo e del barone Pasquale Revoltella) nel suo libro Attrattive di Trieste stampato nel 1883 dall’Imprimerie du Lloyd austro-hongrois.
  2. Moisé Eugenio Geiringer, figlio di Ruben Isach Roberto Geiringer, nativo di Gajary (a nord di Bratislava in Slovacchiatra) e di Eva Morpurgo, appartenente alla famiglia di banchieri che fondarono le Assicurazioni Generali, nacque a Trieste nel 1844, e qui morì, nel 1904 dopo una straordinaria carriera di costruttore-architetto e di prestigiose cariche istituzionali. (vedi articolo  http://quitrieste.it/eugenio-geiringer-2/) Sposatosi nel 1874 con Ortensia Luzzatti ebbe 7 amatissimi figli di cui Pietro (1886-1944), condirettore delle Assicurazioni Generali morì con la moglie Francesca Vivante nel campo di sterminio di Auschwitz.
  3. Lo stile gotico-medievale venne diffuso in Europa già alla metà dell’Ottocento; alcuni sostennero per uno spirito di emulazione del bel castello di Miramare costruito dall’arciduca Massimiliano d’Asburgo.
  4. “Una casa dominatrice di 3 orizzonti” la definì Silvio Benco

Notizie tratte da:
Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Relazione storico-artistica, Trieste, 2008;
Atlante dei Beni Culturali, Comune di Trieste;
Daniela Agapito, Michele Cisilin, Tiziana Saveri, Tesi di Laurea “Villa Geiringer”, 2004 (Biblioteca Archivio Generale del Comune);
Stella Rasman, Cent’anni col Tram, MGS Press, Trieste, 2002;
G. Alessandro de Gorachuchi, Attrattive di Trieste, Ed. Svevo, Trieste, 1977.