Le scuole industriali austriache

I primi tentativi d’introdurre a Trieste un’istruzione industriale risalgono ai tempi di Maria Teresa e Giuseppe II ma non ebbero un grande successo per la mancanza di insegnanti con specifiche conoscenze e capacità di programmare i corsi.

Solo nella seconda metà dell’Ottocento nelle maggiori città dell’Impero vennero create delle scuole di disegno tecnico-professionale con diverse specializzazioni e livelli d’istruzione.
Nel 1850 il barone Pasquale Revoltella e l’industriale Francesco Gossleth (nota 1) aprirono a Trieste la Scuola triestina di disegno, privata ma gratuita, destinata all’addestramento dei cosiddetti “artieri” e comprensiva di una sezione femminile di ricamo e merletto.

Tra il 1882 e 1883 la Luogotenenza del Litorale (allora con le funzioni delle attuali prefetture) impose un estensione dei corsi con applicazioni teoriche e di laboratorio per poter rilasciare licenze più idonee ma auspicando nel contempo la necessità di istituire una scuola statale finanziata dal Comune.
Iniziò così una lunga trattativa per assicurare sia l’uso della lingua italiana che il mantenimento dei corsi domenicali, serali e di ricamo e merletto.

Nel settembre del 1887, quindi dopo cinque anni di discussioni e negoziati, il Comune di Trieste ottenne l’autorizzazione di allestire la nuova Scuola Industriale di Stato la cui sede fu collocata in un vecchio edificio di Corsia Stadion 31, (ancora oggi esistente al numero 27 di via Battisti con il nome di Istituto Tecnico Industriale A. Volta) (nota 2).
L’edificio in una foto d’epocaAutocertificazione 2349

I corsi iniziarono nel gennaio 1888 con la direzione dell’architetto-ingegnere Carlo Hesky (nota 3) già assistente al Politecnico di Vienna e professore alla Scuola Industriale.
Nonostante il suo nome la Triest K.K. Staatsgewerbeschule aveva come lingua ufficiale l’italiano (nota 4) e come insegnanti illustri personaggi triestini come Enrico Nordio, Carlo Wostry, Eugenio Scomparini, Marcello Dudovich, Guido Marussig, Bruno Croatto, Ruggero Rovan, Antonio Camaur e ancora Schranz, Lucano, Cernigoj, Mosca, Selva, De Paoli.

Seppure gestita da un’unica Direzione, la scuola era suddivisa in diversi indirizzi e gradi di studio comprendendo i settori dell’arte, dell’artigianato, dei mestieri femminili (economia domestica, modisteria, cucito, ricamo e merletto) nonché corsi serali e domenicali a orari ridotti per gli apprendisti.

Di anno in anno le iscrizioni aumentarono e già nel 1894, superati i 1000 alunni la scuola non fu in grado di accogliere tutte le richieste di ammissione.
Dopo la costruzione di un terzo piano furono attivati dei corsi speciali di macchinisti per navi mercantili, di conduttori per caldaie, di elettrotecnici cantieristici e dal 1896-97 fu annessa la Scuola Superiore di Costruzione navale, prima aggregata all’Accademia di Nautica.

Gli insegnanti che si avvicendarono, come il pittore Eugenio Scomparini, lo scultore Antonio Camaur, l’architetto Enrico Nordio e altri artisti del tempo si prodigarono per applicare gli studi ai mestieri da loro stessi svolti favorendo le future collocazioni lavorative degli allievi.

In aggiunta ai corsi regolari della Scuola, la Direzione stabilì di favorire e promuovere la cultura e lo sviluppo economico nel Litorale e a partire dal 1902 istituì delle succursali in Istria e nel Goriziano aggiungendo corsi ambulanti della durata di qualche mese ed estivi per l’aggiornamento degli insegnanti.

Nel 1913 il Consiglio Comunale acquistò l’edificio a due piani di via Gatteri 4 per adibirla ai corsi di macchinista navale e alla nuova Scuola Industriale femminile che conglobava i corsi Ricamo e Merletto.
Autocertificazione 2356Autocertificazione 2355
Autocertificazione 2352Alla fine del 1915 la scuola risentì degli effetti della guerra per il richiamo alle armi di allievi e insegnanti, la rimozione del direttore Carlo Hesky (nota 5) e l’obbligo della lingua tedesca imposto dalla Luogotenenza.

Nel 1921 la scuola riprese le sue attività con il nuovo direttore ing. Gioacchino Grassi e l’anno successivo ottenne il titolo di Istituto Industriale di Trieste con un normale ordinamento italiano e una classifica di scuola di 3° grado, perdendo però l’impronta artistica che caratterizzò gli studi dei primi decenni.

In seguito ai decreti del Ministero dell’Economia Nazionale e la nomina del commissario governativo ing. Costantino Doria, nel corso del 1924 vennero predisposte le sezioni di meccanici elettricisti, costruttori edili con tirocinio triennale per falegnami ebanisti, scalpellini, intagliatori e pittori decoratori; furono anche istituite le scuole triennali femminili e quelle a orario ridotto per meccanici, edili, operai industriali nonché quella complementare per apprendisti.

Nella foto un laboratorio di ebanisteria e falegnameria dell’Istituto Industriale Autocertificazione 2360Ripresa la piena attività l’Istituto continuò a svilupparsi con l’apertura di corsi speciali, tra cui quelli per macchinisti di motonavi, l’espansione di succursali e di ulteriori edifici scolastici nei vari rioni della città.

Nella foto Sterle il portale d’ingresso I.T.I. A. Volta di via Battisti 27
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Nella grande soffitta della scuola sono ancora conservate le decorazioni della vecchia Scuola Triestina di disegno (foto Sterle)img040

Autocertificazione 2350Note:

1. Il Gossleth era proprietario di una prestigiosa falegnameria dove vennero creati una lunga serie di mobili destinati alle più belle dimore dell’epoca, tra cui il castello di Miramare.

2. L’edificio fu realizzato nel 1802 in base all’originario progetto dell’architetto Antonio Mollari per volere del negoziante Giovanni Dobler; acquistato nel 1808 dal Comune di Trieste fu adibito a Caserma fino al 1867 e l’anno successivo a Civiche Scuole Popolari. (da note del Comune di Trieste).
Istituita nel 1887 la Scuola Industriale di Stato l’edificio venne innalzato di un piano, modificato nella facciata e rivisto nella distribuzione interna.
Nell’ultimo decennio dell’Ottocento venne aggiunto un terzo piano.

3. Nato a Pisino nel il 2 novembre 1849 Carlo Hesky si laureò all’Accademia di Belle Arti di Vienna, qui dal 1876 insegnò alla Scuola Industriale di Stato fino all’incarico di Direttore della Scuola Industriale di Trieste nel 1887. Dopo il 1890 divenne Consigliere di Governo ma nel 1916 fu destituito dalla Direzione per motivi politici.

4. Nonostante l’insegnamento in lingua italiana la Staatsgewerbeschule era diversa dalle omonime scuole industriali del territorio nazionale come risulta dalla relazione del direttore Carlo Hesky conservata negli archivi dell’istituto.

5. Hesky fu ritenuto responsabile di aver agevolato il passaggio di alcuni allievi nell’Esercito Italiano e sostituito dal tedesco Arturo Koch.

Fonti:

Antonella Caroli, ARTE E TECNICA A TRIESTE 1850-1916, Ed. della Laguna, Roma, Lit. Graphy, Mariano del Friuli. 1995;
Maria Laura Iona, Associazione Nazionale Archivistica Italiana, Sezione FVG, Atti del convegno, Trieste-Udine, 1995;
Catalogo integrato dei Beni Culturali, Trieste.

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