Archivio mensile:dicembre 2016

I primi piroscafi a vapore

Nel periodo delle tre occupazioni francesi avvenute tra il 1797 e il 1812 le agevolazioni del Porto Franco furono soppresse e la moneta ebbe una repentina svalutazione provocando una battuta d’arresto in tutti i traffici commerciali.
Dopo il ritorno del dominio austriaco il 13 ottobre 1813 con il ripristino del Porto Franco, l’Impero dovette affrontare la ricostruzione della marina mercantile e il riadattamento delle navi devastate dai corsari che avevano imperversato l’Adriatico.
Il porto si estendeva allora dal molo San Carlo (nota 1) fino al Molo Teresiano (nota 2) di Campo Marzio e comprendeva anche il Canal Grande (nota 3) dove potevano stazionare anche 30 bastimenti.
Nelle stampe l’imbocco del Canal Grande alla fine del Settecento e il ponte-levatoio in legno dipinto di rosso all’inizio dell’Ottocento: Autocertificazione 2065

Autocertificazione 2066Mentre in altri stati marittimi la navigazione a vapore aveva già un notevole sviluppo, l’Austria non possedeva ancora un solo piroscafo in grado di viaggiare contro corrente.
Nel novembre del 1817 il governo di Vienna diramò allora l’invito a organizzare una linea di navigazione con la garanzia di un esercizio esclusivo ed esente da dazi.
Tale opportunità fu colta da John Allen, un americano di Filadelfia stabilitosi in quegli anni a Trieste, che deciso a iniziare un regolare servizio con Venezia, commissionò allo squero Panfili un battello con l’alimentazione a carbone.
Dopo un anno, il 2 novembre del 1818, avvenne il varo del primo piroscafo a vapore al quale fu dato il nome di “Carolina” in onore dell’imperatrice Carolina di Baviera, IV consorte dell’imperatore Francesco I (1768-1835).
Autocertificazione 2061Nel primo viaggio di prova molti assistettero al giro in mare del “prodigioso vascello” come allora fu definito, ma pochissimi ebbero il coraggio di salirvi. Quando la sicurezza del mezzo fu certa, la seconda uscita in mare accolse una sessantina di passeggeri entusiasmati dalla velocità di quel mezzo capace di percorrere 18 miglia in 2 ore.
Poco dopo iniziò il regolare servizio con Venezia e nel 1821 un socio di John Allen fece allestire un secondo piroscafo di maggiore dimensione e rivestito in rame, con una portata di 100 tonnellate e lo spazio per trasportare 4 carrozze. (nota 4)
Nonostante la durata dei viaggi da Trieste a Venezia fosse di ben 11 ore e mezza, la linea ebbe uno strepitoso successo e i collegamenti furono via via più frequenti.

Nella stampa l’antico molo San Carlo dove attraccavano sia navi mercantili che passeggeri
Autocertificazione 2063Il Canal Grande con il Ponte Rosso che fu ricostruito in ferro nel 1832
Autocertificazione 2069Nella prima metà dell’Ottocento, oltre all’ innovativa linea passeggeri, la marineria triestina trasse un forte impulso da quattro diverse circostanze legate ad avvenimenti di grande portata che tratteremo nel prossimo articolo.

Note:

1. Molo San Carlo fu costruito tra il 1743 e il 1751 sopra la carcassa della fregata San Carlo rimasta incagliata davanti le rive nel 1737; allora il molo misurava solo 95 metri di lunghezza; nel 1778 venne allungato di 19 metri e tra il 1860 e il 1832 di ulteriori 132, raggiungendo quindi complessivamente 246 metri;

2. Il Molo Maggiore fu costruito nel 1751 e venne chiamato Teresiano in onore dell’Imperatrice d’Austria e Molo della Lanterna dopo la sua entrata in funzione nel 1833;

3. Il canale fu scavato per ordine di Maria Teresa nel 1754 sui fondi delle antiche saline;

4. Con molta fantasia il nuovo piroscafo fu chiamato “Carolina II”; disponeva di una camera provvista di letti per il riposo delle signore, una grande stanza con i sofà per gli uomini e una sala più economica con sole sedie. Il pachebotto provvisto di 2 caldaie navigava per mezzo di due ruote esterne fornite di 8 palette simili a quelle dei mulini.

Notizie e foto da: Enciclopedia monografica del FVG

Gli inizi del Porto Franco

Dopo la proclamazione di Porto Franco, nei primi decenni del Settecento Trieste era ancora rinchiusa tra le mura medievali, contava appena 4.000 abitanti e avendo un sistema doganale male organizzato, non riusciva a immagazzinare grandi quantità di merci e in conseguenza i prezzi rimanevano elevati.
Nella foto il particolare di una stampa settecentesca con uno dei primi squeri a ridosso delle mura di Trieste:
Autocertificazione 2058Quando nel 1719 Carlo VI istituì la Compagnia privilegiata Orientale, Trieste disponeva di un discreto numero di navi che viaggiavano verso i porti dell’Adriatico, ma sebbene ne fosse stata dichiarata la Libera circolazione fin dal 1717, si verificavano pesanti controlli fiscali e frequenti vessazioni da parte dei Veneziani. Gli incidenti di navigazione e le continue ruberie incisero sulle già ingenti spese assicurative costringendo la Compagnia a vendere alcuni navi all’ estero.
Né si rivelò felice la decisione di stabilire la direzione della Compagnia a Vienna, che pur competente nelle amministrazioni e negli affari, non aveva cognizioni sui viaggi marittimi e i loro equipaggi, sul carico e scarico delle merci e sulle incognite delle piazze levantine.

Ben diversa era invece la situazione della Compagnia di Ostenda (chiamata inizialmente “Compagnia imperiale e reale delle Indie”) (nota 1) fondata nel 1722 e fornita di privilegi doganali trentennali e del Monopolio per il commercio con le Indie orientali e occidentali, con l’Africa e le due parti del Capo di Buona Speranza.
Quando Carlo VI e il conte Karl von Zinzendorf (nota 2) pensarono di trasferire la sede a Trieste venne però valutato il pericolo dei continui atti di pirateria dei Barbareschi, spietati corsari che imperversavano in tutto il Mediterraneo, e soprattutto dell’inadeguatezza del suo piccolo porto per il transito di navi più grandi. (nota 3)

Abbandonata l’idea del trasferimento ma sempre decisa a organizzare una grande navigazione, la Corte di Vienna nel 1731  aveva creato a Lubiana un’ Intendenza Commerciale per il Litorale che in seguito beneficiò dei privilegi concessi da Maria Teresa (Vienna 1717-1780) divenuta Imperatrice nel 1740.
(Foto Pinterest) 120093_imagno
Nel 1760 la flotta mercantile di Trieste possedeva 15 navi superiori alle 100 tonnellate, 26 minori con 280 uomini di equipaggio, ancora poco per un Emporio all’inizio della sua attività.
Divenne così impellente la necessità di creare una flotta più consistente con il reclutamento di marinai istriani e dalmati.

Solo intorno al 1770, cinquant’anni dopo la proclamazione di Porto Franco, furono disponibili navi di lungo corso e dopo qualche anno iniziò l’attività della Compagnia Imperiale Asiatica di Trieste (chiamata anche delle Indie Orientali) con lo scopo di smerciare manifatture austriache e importare prodotti indiani.

Nel 1781, in seguito a contrasti gestionali la Compagnia fu dismessa e rifondata con la “Société Impériale pour le Commerce Asiatique de Trieste et d’Anvers” le cui direzioni e uffici risiedevano sia a Trieste che nella città dei Paesi Bassi (Belgio).
Dopo soli 2 anni la flotta navale disponeva di 12 velieri d’alto mare per le rotte nelle Indie Orientali e in Cina. (nota 4)

Dopo alcuni anni di ottimi dividendi tra Vienna e Trieste, la Compagnia perse alcune navi e in aggiunta alle elevatissime spese fisse si trovò coinvolta in rivalità, speculazioni e a progressivi aumenti dei prezzi delle merci. Le fattorie austriache costituite in Asia vennero via via smantellate fino al crollo dell’impresa e alla dichiarazione di fallimento nel 1785.

Così a Trieste fu deciso di accantonare i viaggi verso la Cina e le Indie orientali e di puntare gli interessi commerciali verso il Mediterraneo, la Siria e l’Egitto. Autocertificazione 2048

Foto Nella foto una stampa che raffigura la città e il porto nel 1786
(continua nel prossimo articolo)

Note:

1. Nei Paesi Bassi austriaci sul mare del Nord, dove oggi c’è il Belgio;

2. Sciolta l’intendenza Commerciale e restituita l’autonomia di Trieste, Karl von Zinzendorf fu il primo Governatore di Trieste, carica che ricoprì dal 1776 al 1782;

3. Ecco quanto riportavano sull’ argomento le cronache del tempo:
“Le navi mercantili faticano a penetrare in Porto e spesso non ci riescono; tre galere vuote e immobili ingombrano il porto nel mezzo; la fregata “san Carlo” con la carcassa semiaffondata ne ostruisce l’ingresso”;
Nella foto una ricostruzione della fregata San Carlo al Museo Storico Navale di Venezia:
Sezione-Longitudinale-Della-Fregata-San-Carlo-Museo[1]

4. La prima nave della nuova società fu la “Stadt Wien”; partita nel 1781 ritornò a Trieste dopo ben 19 mesi con carichi di caffè, zucchero, sale, ortaggi e pellami;

Fonte:
Enciclopedia monografica del Friuli Venezia Giulia, Udine, 1972

Ostriche e vini alla Corte di Vienna

Quando nel 1717 l’Impero Austriaco stava valutando di elargire a Fiume le franchigie doganali, il Consiglio Grande si allertò decidendo di inviare in trasferta prima a Graz e poi a Vienna il barone Gabriele Marenzi e il notaio Giovanni Casimiro Donadoni al fine di perorare la concessione di Porto Franco anche a Trieste.
Nelle foto l’imperatore Carlo VI d’Asburgo (Vienna 1685- 1740) e la Patente di commercio per la Libera navigazione nell’Adriatico emanata il 2 giugno 1717.
Carlo_VI[1]Autocertificazione 2044Prevedendo lunghi soggiorni per coltivare le pubbliche relazioni e notevoli spese “per ungere le ruote” delle trattative, i nostri delegati si servirono alla grande delle generose donazioni dell’élite triestina e nel corso delle loro trasferte sottoscrissero delle note spese stratosferiche.
Infatti oltre al costi delle diarie e dei pernottamenti, durati oltre 6 mesi, figuravano consegne di innumerevoli orne di pregiati vini come il Prosecco, il Moscato e il Marzamino, le cui vigne erano allora coltivate in città e sui colli della costiera, più un assortimento di liquori vari e addirittura delle prelibatissime “ostriche di palo” allevate nel golfo. Non è dato sapere come i delicati molluschi potessero essere giunti freschi fino a Vienna ma per fortuna non giunsero notizie di particolari epidemie tifoidee.

Oltre ai costosi viaggi in diligenza tra Graz e Vienna, non si risparmiò sugli omaggi all’entourage dei ministri e persino dei loro servitori ma neanche sugli studi dei fondali marini, su una serie di mappe, piante e disegni dell’area portuale con tutte le possibilità di una futura espansione urbanistica.

I risultati di cotanto lavoro e degli ingenti costi però non si fecero attendere molto e il 18 marzo 1719 l’Imperatore Carlo VI d’Asburgo firmò la concessione di Porto Franco anche a Trieste con relativi privilegi fiscali e doganali.
Nello stesso anno venne fondata anche la Compagnia orientale per il commercio con il Levante.
Nella foto la Patente imperiale di Porto Franco Autocertificazione 2043L’intraprendente avvocato Donadoni provvide pure a stilare dettagliate notizie sui porti, le coste e le correnti marine del Litorale austriaco chiedendo come controfferta ulteriori aiuti e privilegi che portarono alla nascita del grande Emporio Commerciale e all’inarrestabile sviluppo di magazzini sia imperiali che privati.

Insomma le argomentazioni dei nostri delegati, a prescindere dalle ostriche e dalle orne di vini, dovevano essere state efficaci e davvero persuasive se Trieste riuscì a ottenere in breve tempo gli strumenti legislativi che la condussero alla futura grande espansione portuale e urbana della città.

Nel celebre quadro a olio di Cesare dell’Acqua del 1855, commissionato dal barone Revoltella, è rappresentato l’arrivo a cavallo del nobile Casimiro Donadoni con la notizia dell’importante concessione imperiale.
foto[1]Nel 1727 in piazza San Pietro venne innalzata la colonna con la statua dell’imperatore Carlo VI; realizzata in legno e dipinta in oro venne poi fusa in bronzo e scolpita in pietra nel 1756.
Nella foto (Wikimedia.Commons) la statua in piazza dell’Unità.Trieste_Carlo_VI[1]

Nelle due antiche stampe risalenti tra il Sei-Settecento Trieste ancora chiusa tra le mura medievali con accanto le saline.
Autocertificazione 2045

Autocertificazione 2047Un disegno di un viaggiatore francese nella seconda metà del Settecento con lo scorcio del porto e i lavoranti multietnici:
Autocertificazione 2042

Altre notizie su: http://quitrieste.it/i-porti-di-trieste/

Fonti:
Pietro Covre, Cronache di patrizi triestini, Tipografia Moderna, Trieste, 1975;
Foto delle stampe dall’ Enciclopedia monografica del Friuli Venezia Giulia, Udine, 1972