Villa Moore – Borahall

Questa imponente villa di via Bazzoni, risale nientemeno che al Settecento, quando la collinetta di San Vito era ancora una spoglia periferia.
(Foto collezione di S. degli Ivanissevich)Autocertificazione 2991Acquistata nel 1833 dallo scozzese George Moore, console degli Stati Uniti e appassionato botanico, il suo giardino fu arricchito con cedri, conifere, siepi di bosso e piante rare. La magnifica villa, ribattezza Borahall per essere battuta dai venti, ospitava l’élite del tempo e naturalmente i connazionali residenti a Trieste.

Quando nell’agosto del 1800 si preannunciò la visita dell’ammiraglio Horatio Nelson, reduce dalla gloriosa battaglia del Nilo, Sir Moore organizzò in suo onore una serie di feste e banchetti di cui in città se ne parlò a lungo.
(Nella foto Pinterest i ritratti di Nelson e Lady Hamilton)Admiral-Nelson[1]412451a85f4a7a856fd3555d28c8b142[1]Non meno chiacchierata fu la presenza della sua avvenente amante trentacinquenne Emma Lyon, conosciuta, oltre che dai suoi trascorsi nei bordelli e dalle frequentazioni di vari aristocratici letti, come Lady Hamilton per il matrimonio di sette anni prima con l’anziano Sir William, ambasciatore inglese a Napoli che tollerò il legame con il più giovane ammiraglio e che comunque morì nel 1803.
La storia narra che Lady Hamilton fosse molto devota a Horatio Nelson nonostante il suo precoce invecchiamento e la perdita in battaglia di un occhio e un braccio, ma il loro amore non ebbe una vita lunga. Nella vittoriosa quanto sanguinosa battaglia di Trafalgar nel 1805 l’ammiraglio inglese fu colpito a morte da un tiratore francese e il suo cadavere venne conservato in una botte di rum fino al rientro in Inghilterra, dove ricevette i funerali di Stato.

Lady Hamilton dilapidò presto le sue ricchezze e dopo essere stata imprigionata per debiti, visse in miseria gli ultimi anni della sua vita e dandosi smodatamente al bere morì cinquantenne per insufficienza epatica.

A Villa Borahall visse poi anni felici la famiglia Slataper prima del tracollo economico del padre Luigi, commerciante di vetri e cristalli, e del trasferimento nella più modesta villa Pettinello di via Chiadino nel 1899.

Nella foto di scopritrieste.com la villa com’è oggi (tra la via de Fin e Cappello)Villa-Moore[1]

Fonti:

Silvio Rutteri, Trieste spunti dal suo passato, Ed. Lint, Trieste, 1975 – A. Seri e S. degli Ivanissevich, San Vito, Ed. Italo Svevo, Trieste, 2009 –  Wikipedia

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