A Trieste il primo Atlante Lunare

Nel 1895 Trieste ospitò Johann Nepomuk Krieger (1865 – 1902), un eccezionale astrofisico divenuto poi famoso in tutto il mondo.
(Foto da Enciclopedia monografica del FVG) 300px-AA_Krieger01[1]Nato in un Land della Baviera, a vent’anni vendette la birreria ereditata dal padre per trasferirsi a Monaco dedicandosi con passione agli studi di astronomia. (nota 1)
Qui si costruì un osservatorio privato fornito di un potente telescopio per scrutare la Luna dalla quale era irresistibilmente attratto. (nota 2)
Nel 1895 decise di trasferirsi a Trieste ritenendo migliore il suo clima e la visione del cielo, scegliendo un’elegante villa sul colle di San Vito ubicata in via Alice 6 (nota 2), allora piuttosto isolata dalla città ma in una posizione aperta e senza le rifrazioni dell’illuminazione pubblica.
La villa Pia Sternwarte in una foto d’epoca (da Enciclopedia Monografica del FVG)Autocertificazione 2014Progettato sulla torretta una sorta di osservatorio e installatovi il telescopio Reinfelder, iniziò a studiare la possibilità di stilare una serie di cartografie lunari con un metodo da lui stesso escogitato.
(Foto da divulgazione.uai.it)300px-AA_Krieger03[1]

Il Krieger passò così notti su notti nella specola attaccato all’oculare del rifrattore usando massime aperture e forti ingrandimenti per cogliere tutti i particolari della superficie lunare.
Scattate una serie di fotografie settoriali le stampava poi a basso contrasto per poter apporvi accurati disegni a matita e carboncino che riproducevano i particolari notati nelle visioni telescopiche.

Dopo un estenuante lavoro nel corso del 1897 riuscì a eseguire 103 disegni, l’anno successivo ne completò 458 continuando questa produttività per tutto il 1899.
Nel 1898 Krieger riuscì a pubblicarne il primo volume dell’Atlante contenente 28 tavole con un risultato esteticamente gradevole e meticoloso che fino allora non era stato raggiunto da nessun astronomo.
La speranza di completare le mappe dell’intera superficie lunare però non si avverrò e nel 1901 la sua salute, compromessa per le prolungate permanenze al freddo della specola, si aggravò a tal punto da essere costretto ad abbandonare Trieste trasferendosi nel clima mite di Sanremo.
Dopo un calvario in vari sanatori italiani Krieger morì a soli 37 anni lasciando la moglie e un figlio in tenera età.

I cento disegni delle mappe, in parte anche incompleti, vennero visionati dal professor Hugo von Seelinger poi affidati per il completamento all’astrofilo Rudolf König, vennero infine stampati nel 1912 dall’ Accademia delle Scienze di Vienna con il titolo Mond- Atlas.
Autocertificazione 2018In riconoscimento dell’importante lavoro svolto da Johann Krieger, nel 1935 la Comunità Astronomica Internazionale gli dedicò un cratere lunare con il suo nome. (nota 4)
600px-AA_Krieger08[1]Prima della sua partenza da Trieste lo stesso Krieger donò il telescopio Reinfelder all’Imperial Regio Osservatorio marittimo (nota 5) nel castelletto Basevi di via Tiepolo, oggi denominato Istituto Nazionale di Astrofisica, dove ancora oggi si trova. (nota 6)
Osservatorio%20Astronomico[1]Note:

1. Non avendo perseguito studi classici di astronomia Margherita Hack lo definì un “astrofilo” compiacendosi dei brillanti risultati da lui ottenuti;

2. Costruito dalla ditta “Reinfelder und Hertel” aveva un rifrattore con una lente da 254 mm di diametro e una lunghezza focale di 3580 mm.;

3. La villa chiamata Pia Sternwarte, dal nome della moglie di Krieger, fu costruita da Isidoro Piani nel 1892; è tuttora esistente in via Don Minzoni seppure ristrutturata e nascosta dagli alberi dei giardini circostanti;

4. Il cratere Krieger, situato a Ovest della Luna, ha un diametro di 23 km e una profondità di 1000 metri;

5. Dal 1923 denominato Regio Osservatorio Astronomico e dal 1946 Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF);

6. Il rifrattore Reinfelder fu revisionato nel 2007.

Fonti:
Margherita Hack, “Il cielo della regione” da un articolo pubblicato sull’Enciclopedia Monografica del FVG;
A. Seri, S. degli Ivanissevich, San Vito, Ed. Svevo, Trieste, 2009;
divulgazione.uai.it

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *