Santa Croce

Dopo un lussureggiante bosco di acacie e betulle, alcune doline che costeggiano la strada provinciale e una serie di splendide ville, si giunge nel piccolo paese di Santa Croce dove si respira un’aria d’altri tempi.

 Oltre l’antica porta vecchie case abbandonate, altre riadattate, con le panchette di pietra e tanti vasi fioriti. Tra le viuzze un grande silenzio, un senso di pace e un profumo di legni bruciati e di erba tagliata.
Una piccola Osteria, un vecchio bazar, un’agraria in una tavernetta dismessa, le donne che vanno verso il cimitero, qualche chiacchera tra i vicini, alcuni gatti di passaggio. La chiesa di Santa Croce sembra risalire al XIII secolo anche se ma la più antica iscrizione, riportata sulla torre campanaria risale al 1543 e su un’ altra lapide murata è inciso l’anno 1584.
La sua consacrazione avvenne nel 1613 per volere del vescovo Reinaldo Scarlicchio come attesta la scritta latina sopra la porta d’ingresso. All’interno si trovano dei begli altari barocchi, alcune statue, un notevole affresco sul catino dell’abside e un organo aggiunto in tempi recenti. Divenuta parrocchia nel 1847, ha avuto diversi restauri nel corso del Novecento e oggi si presenta ancora in un buon stato di conservazione.
Accanto alla chiesa si trova un piccolo e lindo cimitero dall’aria romantica e profumata di mare. Sopra il cancello di ferro e su un vecchio pozzo di paese spicca la nostra orgogliosa alabarda.
Dietro la chiesa si trova una piccola costruzione in pietra adibita fino qualche tempo fa ad abitazione del parroco ma fino all’ottocento sede della scuola. Sulle mura di questa costruzione a due piani sono visibili delle interessantissime incisioni che non sono state del tutto decifrate. Alcuni vi hanno ravvisato dei segni cabalistici, altri delle scritte risalenti al tempo dei Templari e dunque ben precedenti al 1308, data di scioglimento dell’Ordine.
Sul breve saggio di Aristide Buffalini “Santa Maria di Grignano e i Templari” (nota 1) risulta una possibile spiegazione della seconda scritta che riportando:
HOC OPUS MAGISTER GEORGYUS FECIT
potrebbe richiamare alla mente un maestro muratore che ai quei tempi poteva essere sia un monaco benedettino sia un costruttore Magister Militiae Templi che avesse indicato i suoi possedimenti con dei segni criptici.
La scritta MCCCC89 ha invece dei caratteri diversi che presuppongono una datazione postuma come forse il rosone di lato.
Altre curiose incisioni sulle mura della vecchia scuola parrocchiale:

Appena fuori dal paese la piccola chiesa gotica dedicata a San Rocco, protettore dei viandanti, dei mendicanti e degli appestati. Costruita nel 1646 come ex-voto quando la comunità venne risparmiata da una pestilenza che aveva colpito l’intero territorio. Di lato la statua del vecchio questuante, opera di uno scalpellino locale di nome J. Dousak, sistemata dopo i restauri di fine Ottocento quando le offerte inserite nella sua borsa confluivano in uno sportellino all’interno della Cappelletta.
Attualmente l’edificio è interamente transennato per lavori iniziati diversi anni fa e non conclusi.

Sulla piazzola- belvedere, appena sotto il paese è rimasto l’antico lavatoio di recente ristrutturazione ma purtroppo deturpato dalle scritte.

Per chi gradisse un paesaggio di più largo respiro c’è un sentiero lungo il margine della collina e tra piccole doline, solcati carsici e una bella pineta si avverte un sentore di resina frammisto a quello del mare e da lì si spazia con lo sguardo dalle terre d’Istria fino alle lagune venete.

Nota 1:
Tratto da: Comunità religiose di Trieste, Civici Musei di Storia e Arte, 1978;

Fonti: ibidem; Carlo Chersi, Itinerari del Carso Triestino, 1962; Dante Cannarella, Guida del Carso triestino, 1975.

2 pensieri su “Santa Croce

  1. KOSUTA PLACE

    questo paese mi piace tanto e mi manqa el mio papa et nato la cerco un film che iera fato in junio 2017 la nostra casa el numero 112 casa dove et nato un peintre pentura

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    1. Gabriella Amstici Autore articolo

      Quale film, scusi? Ho trovato solo la foto della casa al numero 112 di Santa Croce.
      Grazie,
      Gabriella

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