Storie e leggende di Monte Lussari

Vorremmo qui riproporre la sintesi di un articolo scritto da Maurizio Bait sul Gazzettino in data 14 agosto 2005.
Si ritiene che anche le leggende possano in qualche modo far parte della storia o che quantomeno vi apportino una ventata di poetica fantasia senza urtare il “sentire” di alcuno.

Maria Lussari
Non cercate la strada dei pellegrini e le sue dodici stazioni verso la cuspide della Montagna Sacra. Non cercate cartelli, non gettate lo sguardo in cerca di una strada poiché quella che sembra una mulattiera si dissiperà subito dietro il negozio di tute attillate collocato tra la pista di fondo e le batterie d’artiglieria di neve artificiale. Nessuno la percorrerebbe, si va in telecabina con lo skipass. Ma un tempo generazioni di sciatori hanno solcato le nevi che coprivano il Campo dell’Angelo, che ora il mutevole serpente del metanodotto e le generose colate di cemento dei condomini per vacanze hanno trasformato in una grande giostra.

Un tempo su quel Campo aperto sulla Val Canale i Viceré d’Italia e quelli dell’Arciduca Alessandro si scontrarono in una battaglia decisiva: Bonaparte intimava lo sbocco all’Austria e alla spianata di Vienna, mentre i bianchi soldati d’Asburgo tentavano l’estrema difesa del portale di Coccau. Il prato fu coperto da così tanto sangue che da allora venne chiamato Campo Rosso.
L’Angelo ha combattuto il freddo di duecento inverni e il diluvio d’odio e di morte di due guerre mondiali.

A mezza via tra Storia e Mito si racconta che un tempo quel luogo contornato da solenni montagne era un alto pascolo per le bestie e garantiva la sopravvivenza per le povere famiglie della Kanaltal.
Un giorno il gregge di un giovane pastore si attardò sulle balze del monte Lussari ma alcune pecore improvvisamente si staccarono dal gruppo. Dopo averle cercate pieno d’angoscia, il ragazzo le vide inginocchiate al cospetto di un simulacro della Madonna nascosta in un cespuglio di ginepro. Colmo di rispetto e di mistico timore il pastore la consegnò al parroco di Campo Rosso che però non vi fece caso e la ripose sopra l’armadio.
Quando l’indomani si avviò ai pascoli d’alta quota, si verificò un evento straordinario: tutto il gregge si diresse verso la cima del monte Lussari e s’accucciò davanti l’immagine lignea della Madonna misteriosamente riapparsa tra i rami di ginepro. L’effigie fu ricondotta al paese per tre volte ancora finché fu deciso di costruire sulla vetta un santuario dove Lei potesse essere accolta vegliando su quei tre Stati dove fu sparso tanto sangue.
Nel corso di ogni guerra quella piccola Madonna scolpita nel legno veniva precipitosamente portata a valle per preservarla dal fuoco per poi essere ricondotta nella sua chiesa in segno di pace e fratellanza.

Un’altra leggenda narra che in un tempo lontano un cacciatore senza scrupoli puntò il suo fucile contro un giovane camoscio al pascolo sulla Sella Prasni di Val Saisera.
L’impietoso proiettile penetrò invece nella falda della Montagna Sacra e subito dopo l’uomo s’irrigidì trasformandosi lentamente in una roccia. Così sotto le imponenti muraglie del Jôf Fuart, del Montasio e del Lussari si può scorgere il grande Cacciatore di pietra come memoria di quell’antico oltraggio.
Il cammino sulla strada dell’Angelo verso Monte Lussari divenne così una meta obbligata per migliaia e migliaia di pellegrini.

Dopo i tragici avvenimenti dell’ultima guerra finalmente Maria Lussari fu testimone del primo incontro transnazionale alla frontiera di Coccau, dove nel settembre del 1943 un inferocito von Ribbentropp aveva appreso dagli italiani che l’Italia non era più in guerra con gli alleati ma che erano pronti a difendersi in caso di azioni ostili da qualsiasi parte fossero pervenute. Da Tarvisio era così ripartito un vagone carico di soldati verso l’entroterra dell’Europa dove sventolavano ancora le bandiere del nazional-socialismo. Era la vigilia dell’invasione. Pochi giorni dopo la Wehrmacht attraversò le Alpi iniziando uno scontro violentissimo con gli italiani asserragliati alla Caserma Italia in cima alla via Romana di Tarvisio. Furono tutti sterminati.
Poco dopo un battaglione di SS a cavallo entrò a Camporosso accolto da un grande cartello “Benvenuti liberatori” e da festanti fanciulle che gettavano fiori.

Il santuario di Maria Lussari veglia ancora su quelle terre dove per l’odio e le guerre furono perdute molte vite e consumate grandi sofferenze accogliendo gioiosamente escursionisti e sciatori come in tempi ormai dimenticati aveva accolto i pellegrini.

 

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