Il sentiero Rilke

 

Foto Mario Amstici

Fino agli anni Settanta del secolo scorso il sentiero che si snodava sul ciglione carsico raggiungendo il castello dei Torre e Tasso era definito Passeggiata Duinese ed era meta di pochi coraggiosi escursionisti.
Con l’installazione del campeggio Marepineta nel 1973 e il conseguente aumento di gitanti sorsero i problemi di viabilità e sicurezza per le zone più esposte ma solo nel 1985 l’Amministrazione Provinciale di Trieste deliberò la ristrutturazione di tutto il sentiero allargando i margini e dotandoli di adeguate protezioni.
Nell’aprile 1987 la bella passeggiata venne inaugurata con il nome di Sentiero Rilke in omaggio al poeta boemo che visse lunghi mesi al castello dedicando le sue mitiche Elegie duinesi alla principessa Marie Thurn und Taxis.
La panoramica promenade inizia dalla palazzina dell’Azienda di Soggiorno e Turismo di Sistiana, posta sullo svincolo che della statale 14 conduce alla baia, e costeggiando le falesie per 1700 metri termina in un fitto bosco con la recinzione che delimita il parco del Castello.
Superata la zona adibita a campeggio e una curvatura ad angolo retto, si presenta un esteso campo solcato coperto da piccole macchie vegetative che in autunno si trasformano in un quadro carsico di grande bellezza: gli intensi rossi del sommacco tra il candore delle pietre carsiche e il mare come sfondo.
Dopo una piccola salita serpeggiante ora tra le rocce ora all’ombra di una pineta, si raggiunge una piazzola delimitata da un muretto dove al tempo della seconda guerra mondiale fu costruito un basamento in calcestruzzo per alloggiarvi un cannone antiaereo in difesa dei sommergibili stazionati negli anfratti della sottostante baia di Sistiana.
Da questa sommità il panorama è davvero incantevole: aguzzi pinnacoli e sottili lame si alternano fra i torrioni di pietra e cespugli di vegetazione mediterranea che sparsi su quegli erti pendii rocciosi sembrerebbero privi di terra eppure vi sono abbarbicati crescendo con incredibile forza e freschezza nonostante gli spruzzi salati del mare.
Percorrendo il Sentiero Rilke potranno essere osservati tutti i tipi di carsismo epigeo, dalle grize alle morfologie a banchi e a blocchi che sono le forme più evidenti dei solcati carsici lentamente erosi e flessurati dall’azione delle piogge. Tra scannellature di corrosione e fori di dissoluzione le cosiddette “rupi a mare” sono la caratteristica più visibile su questo particolare tratto di costa molto suggestivo qualora fosse scorso proprio dal mare.
Percorso un breve tratto a margine della pineta e superati i gradini di dislivello, tra le pareti di roccia appare un belvedere naturale dove se ci si abbandonasse allo spirito del Creato sembrerebbe di essere proprio sospesi fra cielo e mare. Eppure quanti conflitti in questa piccola parte di mondo che sembra non essersi accordata sulla sua natura: il dolce clima mediterraneo che circonda Duino è dominato ora dai gelidi venti continentali ora dalle correnti sciroccali del sud in alternanza con quelle umide provenienti da ovest. E così anche la vegetazione ha dovuto sottostare alle diversità atmosferiche sviluppando una flora essenzialmente mediterranea con quella di origine balcanico-illirica con caratteristiche tipiche del centro-Europa e perfino di natura alpina, il tutto su un territorio di dimensioni modeste.
Superato anche il terzo belvedere e scendendo appena verso il sentiero si giunge al culmine della falesia carsica che si presenta come un lungo solcato a strapiombo sul mare: da qui e dalla vedetta successiva si può ammirare uno scenario di grande emozione.
Proseguendo tra i massi e le rocce ci si troverà davanti un bivio: un tratto di circa 250 metri attraversa una folta pineta fino all’uscita sulla statale 14, un altro ci conduce sul ciglio delle ultime falesie. Dal promontorio più sporgente, attraverso i rami di pino si scorge finalmente il castello con uno dei torrioni e la torre romana svettante sopra il complesso degli edifici.
Percorso l’ultimo tratto tra la fitta macchia costituita da lecci, pini neri, arbusti di sommacco e viburno, si giunge all’ultima piazzola del sentiero Rilke da dove si potranno scorgere le lagune di Grado. Dopo qualche decina di metri un largo viottolo addentrato nella pineta giungerà nuovamente sulla statale 14, proprio al bivio con la provinciale per Duino mentre la bella passeggiata sul costone sarà interrotta dal reticolato che delimita il parco del castello.

Chissà se il poeta Rainer Maria Rilke si fosse davvero  ispirato alle storie di vita e di morte che aleggiano su questa dimora millenaria… O se il castello di Duino fosse  stato uno dei tanti “nessun dove” che cercò per tutta la sua esistenza tormentata.
Lo spirito del tempo si crea vasti sili di forza, informi, come l’incalzante tensione ch’esso d’ogni cosa desume” scrisse nella VII Elegia. Ma forse il suo sentire lo si trova più negli ultimi versi scritti negli ultimi mesi della sua vita: “Lui da solo s’interna su per i monti del dolore originario. E dall’atona sorte non risuona nemmeno il suo passo”. ( X Elegia)

(Fonte: Dante Cannarella, Il sentiero Rilke, Ed. Svevo, Trieste, 1989)

Rilke e la Passeggiata Duinese

Foto Mario Amstici

“Mentre al castello fervevano i preparativi del concerto, Rainer si apprestò a uscire per una passeggiata nei dintorni.
Non sarebbe certo ridisceso dalla parte dell’antica rocca, protetta dall’arrogante sparviero e abitata da inquieti spiriti che giravano in tondo. Avrebbe invece scelto il sentiero sul lato opposto della scogliera, per quanto era prudente percorrerlo solo per un breve tratto.
Seguendo le indicazioni di Carlo, sforzando il gancio del portone in fondo al cortile, si trovò in un antro con il selciato di terra battuta.
Sulla sinistra, in un corridoio stretto e maleodorante, scorse delle porte provviste di grossi chiavistelli e piccole aperture quadrate con le ante semichiuse. Nella poca luce che filtrava, osservò le tele di ragno che pendevano come macabri sipari di quelle celle, ultime dimore di chissà quanti filibustieri.
“ Bell’ingresso davvero per una passeggiata all’aria aperta.” pensò rabbrividendo.
Per fortuna l’uscita sul grande terrazzo era abbastanza vicina, ma il colpo d’occhio che gli presentò, fu distolto dalla spiacevole convinzione che quel passaggio sotterraneo arrivasse direttamente al mare, o peggio ancora, all’interno della terra.
Il sentiero sopra le falesie non era troppo agevole per un cammino rilassante ed era necessario prestare più attenzione a dove si mettessero i piedi che alla vista, peraltro magnifica.
L’aria umida che saliva dal golfo era trattenuta da una leggera corrente che proveniva dall’altopiano. Era singolare vedere cespugli di ginepro, fiori di genziana e myosotis, vegetazione che si sarebbe aspettato di trovare nei boschi della Svizzera o della Baviera e non certo sulle coste dell’Adriatico.
Avvicinandosi a una piazzola di sassaie, si ritrovò sopra uno strapiombo di rocce curiosamente scannellate. Un senso di vertigine lo fece ritrarre di qualche passo, ma la brusca mossa gli provocò uno stiramento alla caviglia, costringendolo a sedersi su una pietra a ridosso di uno scoglio verticale.
Come pensò di estrarre il suo taccuino per segnarsi degli appunti, fu investito da un improvviso sibilo e una trafittura d’aria fredda. Allibito si guardò intorno, ma si vide circondato da massi bucherellati e apparentemente inerti, eppure qualcuno tra loro sembrava proprio respirare dalle profondità della terra. Il fischio si attenuò appena ma poi prese ancora più vigore, divenendo quasi uno spaventoso grido spinto da una forte pressione.
Scordandosi del dolore alla caviglia e più che mai del libretto delle note, si alzò di scatto, deciso a ritornare indietro in gran fretta, ma azzoppato com’era, il sentiero sembrava più lungo e scomodo di quanto gli fosse apparso all’andata.
Un’improvvisa folata di vento lo fece sbandare ancora, provocandogli un brivido di freddo e di paura.
Ma in quale parte di mondo si trovava? In queste strane terre convivevano due nature diverse e contrapposte: acque marine protette dalle colline, ma sferzate dai gelidi venti del nord, acque dolci nascoste da rocce e sassaie, ma percosse dai furiosi tumulti della terra.
Tra gli alberi ormai sbattuti dalle raffiche, scorse da lontano il castello e sebbene fosse consapevole di allungare il percorso, s’inoltrò nel bosco, sperando di giungere nei pressi dell’ingresso.”

(Da “Le terre di Leidland“, inedito di Gabriella Amstici)

 

 

 

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