L’ampolla votiva per il sepolcro di Dante

In seguito al fermo rifiuto di tornare a Firenze (“lettera all’amico fiorentino” datata 1315) e alla successiva condanna a morte assieme ai figli, Dante Alighieri visse gli ultimi anni a Ravenna (sicuramente dopo il 1318 asserisce la storia) dove concluse la “Divina Commedia” e la sua stessa vita il 14 settembre 1321. .
Nel 1483 il suo sepolcro venne custodito in una cella e solo nel 1780 fu eretto il tempietto così come ancora oggi ci appare.$_12[1]

Nel 1908 la Società Dante Alighieri (sorta a Roma nel 1889 per tutelare e diffondere la cultura italiana nelle terre soggette all’Austria) deliberò il progetto di una lampada votiva da collocarsi nel piccolo tempio sepolcrale del Sommo Poeta.
Riccardo Zampieri, direttore del giornale irredentista L’Indipendente, avanzò la proposta di crearla e donarla come omaggio di Trieste, offerta che fu subito accolta dalla Società dantesca.
Per realizzare il progetto venne incaricato il Circolo artistico e la Società Minerva, associazione di arte e cultura ancora oggi attiva in città.
Per il comitato esecutivo dell’opera fu nominato Attilio Hortis (1850-1926, storico bibliotecario triestino) con Pietro Sticotti come segretario mentre Filippo Artelli avrebbe raccolto i fondi necessari per realizzarla considerato che fu deciso di cesellarla in argento purissimo.
La proposta entusiasmò la popolazione che donò al centro di raccolta ogni sorta di oggetti per la fusione mentre la Società Alpina delle Giulie donò la colonna mamorea che avrebbe sostenuto la preziosa ampolla. Quando Fiume volle partecipare all’iniziativa aggiungendovi una simbolica ghirlanda, i giornali slavi denunciarono irritati che si volesse attuare una manifestazione irredentista, eventualità che fu definita “assurda” da quelli filo-imperiali. L’autorità governativa comunque non intervenne nella pericolosa diatriba in quanto “avrebbe dovuto incarcerare tre quarti della popolazione” scrisse con sarcastico humor Carlo Wostry nelle memorie del suo “Circolo Artistico di Trieste”.

Il vincitore del concorso fu Giovanni Mayer (1836-1946, il grande scultore nostro concittadino) che si mise subito al lavoro creando vari bozzetti prima di procedere alla cesellatura definitiva (nota 1).
Fu realizzata così una stupenda scultura dalla base decagonale su cui si ergevano cinque figure femminili (alternate agli stemmi di Trieste, Gorizia, Trento, Istria e Dalmazia) reggenti la preziosa ampolla coniata con le armi dei comuni di Trieste, Firenze e Ravenna con l’alabarda fiancheggiata dal giglio fiorentino e dal pino ravennate. Sul collo della lampada erano raffigurati Dante stesso, Beatrice e Virgilio assieme a Farinata degli Uberti e Sordello, simbolici personaggi dell’amor di patria mentre sul manico vennero incise le sole parole: “Oleum lucet, fovet ignem”.

$(KGrHqF,!hME-YE6Vj84BPsrIh1D5g~~60_57[1]Dopo il paziente lavoro di Giovanni Mayer, l’ampolla votiva venne fusa dal cesellatore Pascoli con ben 12 chili di argento e trasformata in un opera di grande pregio e bellezza che sarebbe stato consegnata a Ravenna con una grande cerimonia.

Nonostante l’entusiasmo degli artisti triestini fosse stato funestato dalla morte di Felice Venezian (1851-1908, vicepresidente del Consiglio Comunale di Trieste e appassionato irredentista), il 13 settembre 1908 la preziosa lampada votiva fu consegnata a Ravenna tra un corteo di entusiasti patrioti esaltati dalle parole del nostro poeta Riccardo Pitteri (1853-19159) che non perse l’occasione per perorare la causa dell’irredentismo.

Nella foto: Piero Sticotti, Glauco Cambon, Riccardo Zampieri e Carlo Wostry consegnano il prezioso scrigno con l’ampolla dantesca a Ravenna.Autocertificazione 2301Da allora la generosa ampolla giace accanto all’antico sepolcro con le spoglie del grande poeta insieme a una ghirlanda di bronzo donata nel 1921 dai reduci della Grande Guerra “ad imperitura memoria”.

(Fonti: Wikipedia – Salvatore Sibilia, Pittori e Scultori di Trieste, Mgs Press Ed., 1993 – Carlo Wostry, Storia del Circolo Artistico di Trieste, Ed. Svevo, 1991)

(1) Le copie in gesso dei bozzetti della scultura sono esposti nella bellissima gipsoteca del Civico Museo Sartorio, Largo Papa Giovanni, Trieste.IMG_0387

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