Il castello di San Servolo

Istra culture

Il castello di San Servolo (oggi Socerb in Slovenia) fu costruito in epoca medievale su un dirupo che dominava la valle di Zaule e tutta la zona del golfo di Trieste compresa tra i promontori dell’Istria fino alle lagune venete. La torre originaria venne eretta per arginare l’arrivo degli ungari che dalla prima metà del X secolo iniziarono a depredare i territori più floridi del centro Europa.

Signoria vescovile dal 948 fu poi ceduta al Comune di Trieste, divenendo ben presto luogo conteso fra Austria e Venezia. Nel 1368 cadde infatti in mano al comandante veneto Cresso Molin che vi edificò delle solide mura e un grande bastione rotondo. Dopo alterni cambi di proprietà con i triestini, verso la fine del Quattrocento tutta la vallata sottostante fino alla foce del torrente Rosandra, che segnava la proprietà austriaca, fu riconquistata dai Veneti. Dopo il consolidamento delle cinte murarie si dotò il castello di una capiente cisterna d’acqua per fronteggiare i lunghi assedi.

Con l’avvento del papa-guerriero Giulio II i confini fra Austria e Venezia divennero però incandescenti e tra Trieste e Muggia (di proprietà della Serenissima dal 1420) scoppiò una rabbiosa guerra per imporre la propria influenza e controllare il fiorente mercato del sale.

Nel 1508 l’esercito veneto dopo un bombardamento su Trieste con fuochi d’artiglieria riuscì a entrare nelle mura di Trieste e a impossessarsi della fortezza di San Giusto. Per reagire al dominio straniero e a una terribile epidemia di peste che decimò la popolazione, nel 1511 l’esercito imperiale guidato da Cristoforo Frangipani e i triestini capitanati da Nicolò Rauber raggiunsero la valle di Zaule con l’intento di espugnare i baluardi a difesa del confine veneto e sferrare l’assalto finale a Muggia. Dopo le prime conquiste le legioni si trovarono dinanzi la fiera resistenza dei muggesani che con il capitano Giovanni Farra e gli aiuti via mare degli istriani si batterono “come draghi” ponendo fine all’assedio.

Per i servizi resi all’Impero il capitano Rauber ottenne da Carlo V la Signoria di San Servolo ma già pochi anni dopo un esercito di 600 istri-veneti per volere del Doge attaccò tutta la piana di Zaule e distrusse le saline trasformandole in una palude improduttiva.

In seguito a un ulteriore battaglia che causò la perdita di ben 3000 fanti veneti, il castello fu acquistato dal capitano barone Benvenuto Petazzi, nominato nel 1630 conte di San Servolo.
Estinta la discendenza dei nobili Petazzi, la Signoria passò a varie famiglie italiane con alterne vicissitudini tra cui un incendio sviluppatosi all’interno delle mura per la caduta di un fulmine. Dopo diversi restauri la roccaforte venne abitata dal barone Demetrio Economo, ultimo proprietario prima della sua progressiva rovina per incuria.

Tra la foltissima vegetazione a valle della rupe di San Servolo è stato scoperto in tempi recenti un accesso nella sottostante grotta carsica che tramite un’oscura scala abbarbicata tra le rocce, in seguito purtroppo ostruita, conduceva alla sovrastante piazza d’armi, proprio come riferito nel celebre scritto del 1689 di J.W. Valvasor “Die Ehre des Hertzogthums Crain”.

Ai nostri giorni sopravvivono ancora le antiche mura di questo storico castello sferzato dalla bora, teatro di sanguinose battaglie e superbo dominatore di queste tormentate terre di confine, usufruito oggi come raffinato ristorante in stile medievale con una spettacolare terrazza intorno ai resti della sua torre.

Fonti:

Enrico Halupca, Le meraviglie del Carso, Trieste, Lint, 2004
Dante Cannarella, Guida del Carso Triestino, Trieste, Ed. Svevo, 1980

Foto del Castello da www.istria-culture.com

Foto della grotta Enrico Halupca

L’eremo sotterraneo di San Servolo

img045

In prossimità dell’antico castello, sul margine di una piccola dolina a ridosso del ciglione carsico, si apre la Grotta di San Servolo dove per due anni si ritirò in eremitaggio il bellissimo figlio di Clementia e Eulogius della Gens Servilia. Dopo preghiere e digiuni, bevendo solo l’acqua di stillicidio raccolta in una pozza alla base delle stalagmiti centrali, il giovane Servolo rientrò a Trieste dove la leggenda narra che iniziò a operare guarigioni ed esorcismi fra la popolazione.
Martirizzato nel 284, i suoi resti vennero raccolti in un’urna conservata nella Cattedrale di San Giusto.
All’interno della grotta raggiungibile scendendo una rudimentale scalinata di pietra, è visibile il vano d’ingresso con un piccolo altare dove il 24 maggio venivano un tempo celebrate delle funzioni religiose in memoria della nascita di uno dei Santi protettori di Trieste.

Il castello di San Servolo in una stampa del Valvasor (1689)

Un pensiero su “Il castello di San Servolo

  1. Giorgio Visintin

    La grotta di S.Servolo ospito’nel ’43/44 un medico russo che sceglieva i giovani ingaggiati dalle
    commissioni di leva partigiane che circolavano nottetempo nei villaggi sloveni del circondario.
    Una di queste era stata catturata dai fascisti di Via Bellosguardo per la delazione di una
    “venderigola” di Piazza Ponterosso, che ebbe subito il figlio nella Guardia Civica.
    Testimoniato da Mario Slavec, strada per Prebeneg-Dolina

    Replica

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *