I tormenti di Carlotta del Belgio

Figlia del re del Belgio Leopoldo di Sassonia-Coburgo, la principessa Charlotte nasce a Laeken il 7 giugno 1840 e vive un’infanzia felice fino ai 10 anni. Dopo la prematura scomparsa della madre Luisa d’Orléans subisce passivamente l’influenza religiosa e severa dei suoi educatori che le infonderanno un opprimente senso del dovere in aggiunta a quello già imposto dal titolo nobiliare.
Quando nel luglio 1857 sposa a soli 17 anni l’arciduca Ferdinando Massimiliano d’Asburgo, il biondo e affascinante fratello dell’Imperatore Francesco Giuseppe, ella non si aspetta che uno splendido avvenire tra la corte austriaca e l’amatissima Italia.
Dopo il provvisorio alloggiamento al Gartenhaus, il castelletto nel parco di Miramare, i giovani sposi si trasferiranno nel bianco, incantevole castello sul mare. Ma proprio tra quelle sfarzose stanze l’arciduchessa vivrà i suoi primi tormenti in attesa dell’irrequieto marito sempre alla ricerca di interessanti progetti fra Vienna e Trieste. Dopo soli tre anni di matrimonio la giovane Carlotta s’incupisce e abbandona il letto nuziale per motivi mai chiariti ma che hanno alimentato una serie di sospetti e illazioni sul comportamento libertino di Massimiliano. Certo è che non furono mai esternate critiche o lamentele, anzi, la nobile coppia dichiarò sempre il reciproco affetto anche nel corso delle loro tragiche vicende. Così quando all’arciduca verrà proposta la corona del Messico, affronteranno apparentemente uniti l’ambizioso progetto dedicandovi tutte le loro giovani energie.
Ma nessuno sarebbe mai riuscito a portare a buon fine quell’insensato compito che incombeva su Massimiliano, inadatto al comando eppur designato Imperatore in uno stato sconvolto dalle insanguinate guerriglie interne. Quando l’imperatore di Francia Napoleone III per scongiurare il pericolo di una guerra con gli Stati Uniti, ritirerà le sue truppe dal Messico, la sorte del giovane sovrano è ormai segnata.
Dopo essersi data anima e corpo alla causa di quell’assurdo impero oltreoceano, la povera Carlotta tenterà di chiedere un estremo aiuto alle corti d’Europa. Dopo un torrido viaggio da Veracruz a Parigi e l’umiliante rifiuto di Napoleone III, il 25 settembre 1866 giunge a Roma febbricitante e piena d’angoscia. Dopo essersi prostrata ai piedi di papa Pio IX supplicando l’intercessione con l’imperatore di Francia e ricevuto l’irremovibile diniego, sfinita e disperata esploderà nella prima grave crisi nervosa. Dopo una terribile notte in Vaticano trascorsa in stato di grande agitazione, il 9 ottobre 1866 farà ritorno a Miramare con la mente ormai sconvolta. Inizia a rifiutare il cibo ritenendolo avvelenato, ha crisi di riso convulso, vede gli spettri dei Cavalieri dell’Apocalisse (ricordo del pauroso disegno del Dürer riprodotto in varie edizioni a casa del padre a Laeken), abbandona i suoi svaghi prediletti, percorre turbata e confusa le stanze del castello, corre nei viali del parco o sul moletto della sfinge aspettando l’arrivo del suo Max. Condotta al Gartenhaus (la prima residenza dei giovani sposi) viene rinchiusa in assoluto isolamento tra porte e finestre sbarrate. Per volere dell’imperatore Francesco Giuseppe tutta la corte di Miramare viene sciolta e collocata altrove.
La giovane sovrana sprofondò così in un lento, progressivo deterioramento che appassì il suo ancora giovane corpo reso probabilmente sterile da una malattia contratta da Massimiliano nei primi anni di matrimonio, quando furono evidenti i suoi comportamenti libertini. Con il tempo le crisi di Carlotta tuttavia si attenuarono concedendole dei momenti di lucidità in cui riemergevano le passioni dei tempi felici.
Dopo quei tristissimi mesi di prigionia, ai primi di giugno del 1867 il giornale “L’Osservatore Triestino” riporta due gravissimi fatti: la condanna a morte di Massimiliano e il suicidio di Amalia Stöger, la 33enne moglie separata del tappezziere di Corte e dama di compagnia di Carlotta, impiccatasi in una stanza del castello con 8 giri di laccio intorno al collo. Immediatamente circolarono voci sul suo folle amore verso Massimiliano e il ritrovamento di alcune lettere da lui stesso inviate ne dimostrerebbero la corresponsione. Ancora più inquietante fu l’ipotesi che la Stöger fosse tormentata dai rimorsi per aver somministrato all’imperatrice un veleno che minò la sua ragione. Comunque dopo questo terribile fatto alcuni medici che cercavano di curare la malattia di Carlotta, presero in considerazione l’ipotesi di un possibile avvelenamento avvenuto prima della sua partenza dal Messico. Fu menzionato il “toloache” o “toloatzin” (datura stramonium) oppure il terribile “veleno dei Vaudoux”, una particolare droga del tutto insapore capace di disgregare progressivamente la psiche. Le crisi d’angoscia alternate a uno spasmodico bisogno di solitudine, il rifiuto del cibo e l’ossessione dell’avvelenamento, tutti sintomi manifestati da Carlotta, erano infatti le conseguenze di quella sostanza estremamente tossica. La tesi dell’avvelenamento fu sostenuta dall’illustre neurologo dott. Bolkens, inviato a Miramare dal re Leopoldo II, e dal medico austriaco Riedel, come risulta da un rapporto firmato da Joaquin Garcia Miranda conservato a Madrid e nell’archivio del Consolato di Spagna a Trieste.
Del resto non mancherebbero le supposizioni per spiegare l’inumano trattamento riservato all’infelice imperatrice, forse destinata a essere allontanata dall’abulico e irresoluto Massimiliano per aver intuito le cospirazioni ordite (e forse pagate) dal governo degli Stati Uniti. Meno attendibili sarebbero invece le implicazioni di natura sentimentale, indubbio diversivo del ricco arciduca, e la presunta gravidanza segreta di Carlotta la cui diagnosticata sterilità fu semmai una delle sue afflizioni.
Le notizie del pietoso stato della povera imperatrice giunsero comunque alla famiglia reale di Bruxelles solo dopo la fucilazione di Massimiliano. Sarà però necessario l’intervento di Francesco Giuseppe per ottenere l’autorizzazione a ricondurla al castello di Laeken dov’era nata e vissuta fino al giorno del suo sventurato matrimonio. Partita da Miramare il 29 luglio 1867, Carlotta non vi farà più ritorno. Solamente nel gennaio1868 verrà informata della morte del marito ma dopo un’inaspettata reazione benefica ripiomberà nella demenza.
Il 31 marzo 1879 un nuovo fatto sconvolge la famiglia reale belga: un terribile incendio avvolge le stanze del castello di Tervueren proprio durante un soggiorno della trentanovenne imperatrice. Fu la regina Marie-Enrichette a soccorrere la sorella riportandola nuovamente a Laeken. Qui rimarrà fino all’ultimazione del castello di Bouchout (tra Bruxelles e Laeken) che il fratello Leopoldo II aveva acquistato per lei.
In questa severa fortezza tardo-gotica, rinchiusa da altissime mura e circondata dall’acqua, la nostra Carlotta trascorrerà in solitudine il resto della sua lunga vita, trovando una certa tranquillità tra le letture, il riordino dei documenti portati dal Messico e le passeggiate nel parco. “Egli era così buono il mio Max! Tutti l’amano tanto…” ripeterà spesso ad alta voce. Ma si potrebbe supporre anche la consapevole rassegnazione al suo destino quando talvolta avvertirà i suoi interlocutori: “Non fate attenzione, signore, se si sragiona… Un grande matrimonio, signore, e poi la follia. Ma la follia è fatta dagli avvenimenti…”.

Alle 7 del mattino del 19 gennaio 1927, dopo un indebolimento generale, una paralisi alle gambe e un’agonia di 28 ore, Carlotta raggiungerà finalmente la sua pace.
Il 22 gennaio la sua bara bianca circondata dai fiori attraverserà le tristi brume coperte dai fiocchi di neve per essere tumulata nella cripta reale di Notre-Dame di Laeken.

(Oscar de Incontrera “L’ultimo soggiorno dell’Imperatrice Carlotta a Miramare” 1937, Biblioteca di Storia e Arte, Palazzo Gopcevich, Trieste) 

 

E’ in preparazione un articolo più dettagliato di cui si forniscono le documentazioni  

Dopo lunghe ricerche presso il Regio Consolato di Spagna a Trieste Oscar de Incontrera trovò l’ interessante carteggio di Gaetano J. Merlato (nota 1) (Trieste 1807 – 1873) bibliotecario-segretario di Domenico Rossetti (1774 – 1842), dal 1838 cancelliere del console don Sebastiano Vilar, viceconsole di don Adolfo Guillemard de Aragòn negli anni 1857-1865 e successivamente  di don Joaquin Garcìa Miranda che fu console dal 1865 al 1868 per poi trasferirsi nello Stato Pontificio.

Per le documentazioni che riguardano l’ultimo soggiorno dell’Imperatrice Carlotta e stilate poi da Garcìa Miranda, il Merlato si avvalse anche dalle relazioni con personaggi dell’entourage dell’Imperatrice fra cui alcuni dei delegati che nel 1864 offrirono a Massimiliano d’Asburgo la corona del Messico.

Su alcuni fatti che effettivamente avvennero durante i 10 mesi di segregazione di Carlotta a Miramare, Oscar de Incontrera si avvalse anche dalle notizie riportate in famiglia dal nonno Giovanni, chef de cuisine alle dipendenze di Massimiliano d’Asburgo e che seguì Carlotta nel suo drammatico viaggio da Veracruz, divenendo uno dei testimoni del suo ultimo soggiorno triestino fino alla sua partenza per il Belgio.

Già dopo l’inutile inutile colloquio a Parigi con Napoleone III e il momentaneo ritorno di Carlotta a Miramare sfinita dalla stanchezza, il viceconsole Merlato comprese la gravità della situazione e convinse il console Garcìa Miranda, giunto a Trieste da soli 4 mesi, a riferire i fatti alla Regina di Spagna. Isabella II però ritenne di non dare alcun incarico al consolato limitandosi a ringraziare per gli accurati i rapporti che le erano pervenuti.

 

Ma questi fatti pur gravissimi sommati all’allontanamento forzato dal marito a cui è certo fosse legata da un grande affetto e poi da uno struggente rimpianto in aggiunta alla comprensibile delusione di un Impero per sempre perduto, potrebbero essere sufficienti a ritenere davvero pazza la sfortunata regnante, o avvenne qualcos’altro di ancora più drammatico della cinica indifferenza della corte asburgica, francese, spagnola e vaticana? E se pure la situazione fosse stata, come effettivamente è stata, così perversamente ostile alla nobile coppia da indurre Carlotta a un grave crollo di nervi, è credibile che non avesse potuto riprendersi recuperando il senso della realtà? Se esistono diverse e come vedremo discutibili notizie sull’esordio della malattia nulla invece fu riferito di quanto veramente avvenne nei 10 mesi di reclusione al Gartenhaus se non illazioni e pettegolezzi, ritenendo quindi che le pazienti ricerche di Oscar de Incontrera sulle relazioni del consolato spagnolo e dei medici inviati da Massimiliano stesso inducano a riflettere su alcuni inquietanti indizi.    

 

2 pensieri su “I tormenti di Carlotta del Belgio

    1. Gabriella Amstici Autore articolo

      Grazie, la invito a leggere anche gli altri articoli dedicati a Carlotta, che prima di cadere in disgrazia fu una persona colta, intelligentissima e probabilmente influente sui fatti poi accaduti a Massimiliano. Personaggio comunque molto più intrigante della fin troppo celebre cognata Sissi.

      Replica

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *