Aperta al pubblico la Grotta Gigante

Nota da tempo con il nome di “caverna di Brischiachi” l’enorme voragine del Carso venne esplorata per la prima volta nel 1840 da Anton Frederik Lindner.

Per il grande dislivello tra la volta e la base e la totale oscurità fu impraticabile ogni tentativo di discesa fino al 1890 quando fu scoperto un secondo ingresso che rese possibile l’esplorazione.

I primi rilievi furono però attuati ben sette anni dopo da Andrea Perko e Leo Pertsch ma solamente tra il 1905 e il 1908 un Club di appassionati speleologi riuscirono a ottenere dei fondi per i lavori di adattamento e percorribilità.

Con l’illuminazione di 4000 candele e uno scenografico lampadario a 100 fiamme calato dall’alto, la grotta venne solennemente inaugurata il 5 luglio 1908.

Dopo la chiusura durante la prima guerra e la successiva annessione di Trieste all’Italia (3 novembre 1918) la grande caverna carsica passò in proprietà alla Società Alpina delle Giulie che ne curò la gestione assieme alle Grotte di Postumia e a quelle di San Canziano.

In seguito al secondo conflitto mondiale e ai cambiamenti di confine, divenuta ormai l’unica cavità sotterranea attrezzata del Carso, nel 1957 la Grotta Gigante fu dotata di illuminazione elettrica e di un posteggio per i turisti.

Nel 1963 venne inaugurato il Museo Speleologico dotato di un’importante collezione archeologica e due anni dopo un Osservatorio Geofisico Sperimentale fornito di sensibilissimi sismografi. Dalla sommità della volta sono stati inoltre installati due lunghi cavi che intercettano i minimi movimenti della crosta terrestre, delle maree e della flessione dell’altopiano carsico provocata dalle piene sotterranee del fiume Timavo.

Per le sue eccezionali dimensioni (107 metri di altezza e 380 metri di lunghezza) e lo spettacolare scenario, nel 1995 la Grotta Gigante è stata inserita nel Guinness dei primati come la più grande cavità turistica del mondo.

Fonte:

Enrico Halupca, Le meraviglie del Carso, Edizioni LINT, Trieste, 2004

 

GA

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